Skip to main content
Vai all'homepage della Commissione europea (si apre in una nuova finestra)
italiano it
CORDIS - Risultati della ricerca dell’UE
CORDIS

Article Category

Contenuto archiviato il 2023-03-02

Article available in the following languages:

Secondo le conclusioni di un progetto del 5PQ la mobilità intracomunitaria rafforza l'identità europea

In base a un recente studio, i cittadini che si trasferiscono da un paese comunitario a un altro tendono ad avere un'immagine molto più positiva dell'Unione europea e si ritengono maggiormente esperti delle istituzioni e delle politiche europee rispetto a chi rimane nel paese ...

In base a un recente studio, i cittadini che si trasferiscono da un paese comunitario a un altro tendono ad avere un'immagine molto più positiva dell'Unione europea e si ritengono maggiormente esperti delle istituzioni e delle politiche europee rispetto a chi rimane nel paese d'origine. Il progetto PIONEUR, finanziato nell'ambito del Quinto programma quadro (5PQ), è stato istituito per gestire l'attuale divario nella comprensione del fenomeno della migrazione intracomunitaria. "I migranti intracomunitari rappresentano una popolazione sommersa per due motivi: innanzitutto non vengono registrati come 'stranieri' in alcun modo sistematico dai paesi ospitanti; in secondo luogo sono molto difficili da raggiungere per effettuare sondaggi attraverso le tradizionali modalità porta a porta o con questionari occasionali", si spiega nella relazione finale del progetto. Finanziato dall'UE per circa un milione di euro, il consorzio PIONEUR è stato istituito con il coordinamento dell'Università di Firenze allo scopo di realizzare il primo studio sistematico sulla migrazione intracomunitaria. I partner hanno identificato un campione di 5.000 cittadini europei residenti in qualità di cittadini stranieri nei cinque maggiori Stati membri dell'UE (Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito) e ne hanno valutato e raffrontato atteggiamenti e comportamenti rispetto alla popolazione non migrante. Nel descrivere il contesto generale, la relazione nota che mentre la libertà di circolazione nell'UE rappresenta uno dei principi fondamentali dell'Unione, oltre che l'esempio più spesso citato di "cosa significa essere cittadino europeo", i dati ufficiali suggeriscono che meno del due per cento dei cittadini residenti nell'UE viene calcolato nel numero di cittadini che vivono fuori dal proprio paese d'origine. "Nonostante le opportunità, i cittadini europei sembrano notevolmente riluttanti a spostarsi e a vivere all'estero", afferma la relazione. Alcuni dati confermano invece che la mobilità transfrontaliera è in aumento, grazie alla migliore conoscenza delle varie opportunità che caratterizza una nuova generazione di cittadini europei ambiziosi. Secondo la relazione il contesto sociale dei migranti si sta decisamente differenziando rispetto al passato. Mentre un tempo si trattava in predominanza di migranti economici poco qualificati, negli ultimi anni tendono a spostarsi di più i cittadini maggiormente istruiti e qualificati. Ciò è compensato in qualche modo dagli ampi flussi migratori da nord a sud di pensionati con un'istruzione tendenzialmente inferiore rispetto alla media. Nell'ambito di queste tendenze generali si registrano comunque notevoli differenze tra le varie popolazioni migranti. "Per esempio, mentre negli ultimi tempi chi si trasferisce dalla Spagna in Germania ha un alto livello di istruzione, gli italiani che si muovono nella stessa direzione possiedono ancora generalmente solo un'istruzione secondaria (il che indica l'esistenza di una nicchia economica per gli italiani fatta di ristoranti e gelaterie)". Analogamente, anche le ragioni addotte per il trasferimento all'interno dell'UE variano considerevolmente a seconda del paese di origine e della destinazione. In generale, comunque, il motivo più comunemente citato per spostarsi in un altro paese sono "la famiglia/gli affetti", indicati dal 29,7 per cento del campione, mentre sorprende forse che le "opportunità di lavoro" siano indicate solo dal 25,5 per cento degli intervistati. La "qualità della vita" è stata indicata come fattore principale dal 24 per cento degli interrogati, mentre il sette per cento afferma di essersi trasferito per ragioni di "studio". I ricercatori immaginano che le ragioni per cui coloro che si trasferiscono nel territorio dell'UE si sentono più vicini all'Unione, hanno un'immagine più positiva dell'Europa e si considerano più esperti di questioni europee, nascono probabilmente dal fatto che si avvalgono in misura maggiore delle disposizioni europee. Segnalano la libera circolazione attraverso le frontiere, l'accesso al mercato del lavoro e i diritti previdenziali negli altri paesi dell'UE e la possibilità di stringere amicizie all'estero come fattori che potrebbero rafforzare il senso di identità europea nei cittadini. Chi vive in un altro paese dell'UE tende ad essere più politicizzato rispetto alla popolazione generale e assume una posizione politica tendente a sinistra. Ciononostante, tale maggiore politicizzazione non si traduce in una partecipazione politica attiva e continuativa, e tra i migranti intracomunitari si registra anche la tendenza a una minore partecipazione alle elezioni rispetto ai cittadini comuni, con l'unica possibile eccezione delle elezioni europee. I partner del progetto PIONEUR hanno condotto un ulteriore studio comparativo sulle esperienze dei migranti provenienti dai paesi dell'UE a 15 rispetto a quelli provenienti dall'Europa orientale e centrale. Basandosi su 40 interviste realizzate con migranti di uno dei nuovi Stati membri, la Polonia, e uno dei paesi candidati, la Romania, essi hanno scoperto che mentre non è particolarmente complesso per i cittadini dei due paesi spostarsi attraverso i confini comunitari, lo è stabilirsi per un lungo periodo. "Tanto i polacchi quanto i rumeni si confrontano con la discriminazione, specialmente in paesi come l'Italia e la Francia in cui generalmente si aspettano legami culturali più stretti", rivela la relazione. "I migranti più qualificati hanno maggiori opportunità, pur essendo diffusa la mobilità sociale discendente legata al fatto che le loro qualifiche e i loro talenti spesso non sono riconosciuti in Occidente". La relazione nota inoltre l'aumento di quella che definisce la "migrazione circolare", soprattutto tra i cittadini polacchi. Si tratta del fenomeno per cui lo spostamento da e verso un altro paese comunitario e la Polonia consente loro di trarre vantaggio dai benefici della mobilità senza gli inconvenienti dell'immigrazione e della residenza. Concludendo, i ricercatori ammettono: "Non siamo in grado di dire se [...] la mobilità sostenga la crescita economica e l'innovazione". Preferiscono piuttosto concentrarsi sui "dividendi politici" della mobilità comunitaria, più palesi dei benefici economici. "Complessivamente, i migranti intracomunitari contribuiscono a consolidare la legittimità dell'UE. Essi costituiscono un 'gruppo portatore' dell'identità europea, la testimonianza vivente di un'Unione sempre più stretta".

Paesi

Germania, Spagna, Francia, Italia, Regno Unito

Il mio fascicolo 0 0