I satelliti ESA rilevano cambiamenti del campo magnetico terrestre
I quattro satelliti della flotta Cluster dell'Agenzia spaziale europea (ESA), progettati per monitorare il campo magnetico terrestre, hanno rilevato per la prima volta un esempio di "riconnessione magnetica". Il progetto Cluster è finalizzato a raccogliere maggiori informazioni sull'interazione tra il campo magnetico terrestre e gli altri campi magnetici del sistema solare. Quanti conoscono le interferenze radio o hanno visto l'aurora boreale o australe hanno assistito in prima persona agli effetti dell'interazione tra il brillamento solare e il campo magnetico terrestre. Gli scienziati sanno ormai da diverso tempo che il brillamento solare, che comporta un'enorme emissione di energia da parte del Sole, interagisce attivamente con il campo magnetico terrestre, modificandone la forma e rilasciando energia. Ciò che gli scienziati ignoravano erano le modalità di manifestazione del processo e le forme determinate dalle riconnessioni. "L'identificazione delle strutture che circondano il punto attorno al quale le linee di campo magnetico si spezzano e successivamente si riformano, denominato punto neutro, è fondamentale per approfondire la conoscenza della riconnessione", si legge nell'articolo pubblicato sulla rivista "Nature Physics". Tali informazioni sono importanti in quanto le riconnessioni magnetiche non avvengono unicamente tra Terra e brillamenti solari, ma anche con corpi celesti molto più lontani, ad esempio con le radiazioni emesse dai buchi neri. "Tuttavia, a causa della natura intrinsecamente tridimensionale del processo, i punti neutri sono individuabili esclusivamente tramite misurazioni ottenute simultaneamente da almeno quattro punti nello spazio", prosegue l'articolo. I satelliti Cluster dell'ESA, denominati Salsa, Samba, Tango e Rumba, forniscono precisamente tali informazioni. Il 15 settembre 2001 i satelliti Cluster si sono posizionati attorno a un previsto punto neutro. La manovra si è conclusa con successo, e da allora un'équipe internazionale di esperti provenienti da Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti e Cina si occupa dell'elaborazione dell'enorme quantità di dati trasmessi. I risultati ottenuti svelano forme inaspettate. "Nessuna osservazione, teoria o simulazione effettuata in precedenza aveva rivelato queste specifiche dimensioni", dichiarano i responsabili del gruppo, il dott. C. Xiao dell'Accademia cinese delle scienze, il prof. Pu dell'Università di Pechino e il prof. Wang dell'Università di Tecnologia di Dalian. Il diametro del punto neutro era infatti di 500 km e, interagendo, i campi magnetici formavano una struttura a spirale, riconnettendosi perpendicolarmente rispetto ai limiti originali (in figura). L'équipe intende ora studiare altri punti neutri per capire se la struttura registrata sia ricorrente oppure un caso isolato. Queste ricerche si rivelano preziose non solo per lo studio delle interazioni cosmiche, ma anche per specifiche applicazioni concernenti la Terra e la progettazione di strutture di fusione nucleare, che, grazie a una migliore comprensione della riconnessione magnetica, potranno contenere plasma ad altissima temperatura.
Paesi
Cina, Germania, Francia, Paesi Bassi, Regno Unito, Stati Uniti