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Nonohorn di carbonio si rivelano promettenti per l'immagazzinamento dell'idrogeno

I nanohorn di carbonio potrebbero essere utilizzati per immagazzinare l'idrogeno, secondo una nuova ricerca condotta da un'équipe internazionale di scienziati. L'idrogeno è da tempo considerato come un'alternativa pulita ai combustibili fossili. Tuttavia, la sua applicazione...

I nanohorn di carbonio potrebbero essere utilizzati per immagazzinare l'idrogeno, secondo una nuova ricerca condotta da un'équipe internazionale di scienziati. L'idrogeno è da tempo considerato come un'alternativa pulita ai combustibili fossili. Tuttavia, la sua applicazione è stata ostacolata dalla difficoltà a trovare un modo sicuro ed economico per immagazzinarlo. Una possibilità attualmente oggetto di studio prevede l'immagazzinamento dell'idrogeno in materiali porosi. Grazie ad una massa esigua e ad un'elevata capacità di assorbimento, le nanostrutture di carbonio offrono un notevole potenziale al riguardo. Tuttavia, alcuni esperimenti con nanotubi di carbonio hanno messo in evidenza vari problemi. In primo luogo, l'immagazzinaggio dell'idrogeno in nanotubi di carbonio è possibile soltanto a temperature estremamente basse (inferiori a -196°C). In secondo luogo, quando il campione viene riscaldato a temperatura ambiente, la maggior parte dell'idrogeno evapora. Nella rivista «Physical Review Letters» i ricercatori, provenienti da Regno Unito, Spagna, Francia e Stati Uniti, hanno illustrato il modo in cui i nanohorn di carbonio potrebbero essere impiegati per immagazzinare l'idrogeno in modo più efficace rispetto ai nanotubi. I nanohorn di carbonio, come suggerisce il loro nome, sono strutture a forma di corno (dall'inglese «horn», corno), costituite da un singolo strato di atomi di carbonio. I nanohorn sono lunghi circa 2-3 nanometri e si aggregano per formare strutture simili a fiori di 80-100 nm. Utilizzando la spettroscopia di neutroni ad alta risoluzione, gli scienziati sono stati in grado di studiare la forza delle interazioni tra le molecole di idrogeno e i nanohorn di carbonio. Essi hanno scoperto che l'interazione tra l'idrogeno e i nanohorn di carbonio è molto più forte rispetto a quella tra idrogeno e nanotubi di carbonio. «I risultati mostrano che l'idrogeno interagisce in modo molto più forte con queste nanostrutture di carbonio rispetto a quanto avviene con i nanotubi di carbonio, indicando che i nanohorn e le nanostrutture correlate potrebbero offrire prospettive migliori come materiali leggeri per le applicazioni di immagazzinamento dell'idrogeno», hanno concluso i ricercatori.

Paesi

Spagna, Francia, Stati Uniti