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Desideriamo avere il vostro parere sulla politica europea in materia di ricerca, afferma Potocnik

«Desideriamo avere il vostro parere su come l'Europa possa migliorare la sua politica in materia di ricerca», ha dichiarato Janez Potocnik, commissario europeo per la Scienza, nel corso di un «town meeting» (assemblea cittadina), definito come raro esercizio di democrazia part...

«Desideriamo avere il vostro parere su come l'Europa possa migliorare la sua politica in materia di ricerca», ha dichiarato Janez Potocnik, commissario europeo per la Scienza, nel corso di un «town meeting» (assemblea cittadina), definito come raro esercizio di democrazia partecipativa dai suoi organizzatori, la rete informativa Science|Business. Potocnik ha inaugurato la trasmissione interattiva via web riconoscendo che la frammentazione e la duplicazione degli sforzi dell'Europa nel campo della ricerca impongono una necessaria revisione del sistema di ricerca europeo se l'Europa vuole creare uno spazio di ricerca competitivo all'altezza di quelli degli Stati Uniti e del Giappone nonché dei paesi emergenti Cina e India. «Quanti milioni di euro sono spesi a favore di istituti di ricerca e di settori di ricerca analoghi?», ha chiesto il commissario ai partecipanti di università e organizzazioni professionali di 10 paesi europei. «Non ci possiamo permettere il lusso di perdere tempo e ora dobbiamo agire prontamente», ha osservato. Lo spunto per la manifestazione è stato il Libro verde della Commissione europea. «Nuove prospettive per lo Spazio europeo della ricerca», che si propone di ricevere osservazioni su una serie di proposte, quali il coordinamento dei bilanci nazionali a favore delle attività di ricerca e sviluppo (R&S) al fine di evitare duplicazioni e raggiungere economie di scala. Altri obiettivi chiave sono nuovi percorsi di carriera e cambiamenti dei regimi pensionistici per consentire agli scienziati di passare senza problemi da un istituto all'altro e dall'università all'industria e viceversa. Secondo Potocnik, l'idea principale del Libro verde non è inventare nuovamente il concetto di Spazio europeo della ricerca (SER), ma creare l'ambiente adatto nel quale il SER possa prosperare. Si tratta di introdurre una «quinta libertà» nell'UE, ovvero la circolazione della conoscenza, che dovrebbe garantire un maggiore coordinamento sul continente e rafforzare la competitività. E proprio la circolazione dei ricercatori e della conoscenza è stato l'argomento principale trattato dal mondo accademico e dal settore privato durante la manifestazione. Per Joachim von Heimburg, direttore del dipartimento di R&S, innovazione e conoscenza (Europa, Medio Oriente e Africa) di Procter & Gamble, la questione della mobilità fra università e settore privato è problematica non a causa dell'aspetto finanziario, ma delle strutture decisionali. Il dottor von Heimburg ha inoltre fatto riferimento ai diversi sistemi di valori utilizzati nelle università e nel settore privato in Europa. Finché le università saranno più impegnate nella loro ricerca di conoscenza accademica e di documenti da pubblicare, l'interazione con il settore privato e la sua spinta all'innovazione e alla creazione di prodotti rimarrà difficile. Tuttavia, ha concluso offrendo una possibile soluzione: «Ritengo che i raggruppamenti nel campo dell'innovazione siano la scommessa migliore per promuovere la mobilità in Europa.» La questione della formazione nei centri universitari europei è stata sollevata da Andrew Herbert, amministratore delegato della Microsoft Research Cambridge. Herbert ha dichiarato che la società assumeva più dottori di ricerca formati negli Stati Uniti che in Europa a motivo della loro gamma di competenze e della loro esperienza più ampie. Pertanto, «Che cosa si può fare per aumentare il livello di conoscenza interdisciplinare dei dottori di ricerca europei al fine di renderli più competitivi?», è l'interrogativo posto. La successiva questione di rilievo proposta da Torbjorn Digernes, rettore dell'Università norvegese di Scienza e tecnologia di Trondheim, nonché presidente del comitato per la ricerca del Consiglio norvegese per l'istruzione superiore, era incentrata su come la Commissione europea possa garantire che i paesi più piccoli e quelli associati non perdano terreno rispetto alle università e alle imprese più grandi nella corsa per ottenere una quota dei finanziamenti destinati a ricerca e sviluppo. Pur riconoscendo queste preoccupazioni, Potocnik ha osservato che programmi come le piattaforme tecnologiche europee (PTE) e le iniziative tecnologiche congiunte (ITC) sono completi, con un approccio dal basso verso l'alto. «Il mio consiglio è essere attivi e partecipare, perché ognuno crea la propria domanda», ha fatto presente il commissario. Come spesso accade, è stato sollevato il problema dell'eccessiva regolamentazione, della burocrazia e del livello di controllo e di presentazione di relazioni, questa volta da parte del professor Vlastimil Ruzicka, rettore dell'Istituto di tecnologia chimica di Praga. Potocnik ha illustrato brevemente i meccanismi contabili dell'UE finalizzati a garantire la trasparenza e ha chiarito che non solo vi sono procedure più semplici nel contesto del Settimo programma quadro (7PQ), ad esempio per le piccole e medie imprese (PMI) grazie al nuovo fondo di garanzia, ma anche nell'ambito del Consiglio europeo della ricerca (CER) di recente istituzione. Sono state sollevate altre due questioni di maggiore attualità per l'Europa: l'Istituto europeo di tecnologia (IET) e il problema attuale della formulazione di una normativa comunitaria sul brevetto europeo, che ravvicinerebbe i costi di deposito dei brevetti in Europa a quelli applicati negli Stati Uniti. Sebbene Potocnik abbia sottolineato che l'IET rientra innanzitutto nella sfera di responsabilità del commissario per l'Istruzione Ján Figel' e non nelle sue competenze, ha affermato di ritenerlo un'idea valida e ha paragonato parte della resistenza dimostrata riguardo ad essa a quella respirata in certi ambienti dove era stato proposto il progetto del CER. «E adesso guardate l'entusiasmo che il CER ha suscitato sin dal suo lancio», ha dichiarato Potocnik. Sulla questione del brevetto comunitario, Potocnik si è espresso in linea con le osservazioni di altri, sostenendo che: «È deplorevole che gli Stati membri non siano stati in grado di raggiungere un accordo sulla questione e ritengo che la faccenda dovrebbe essere affrontata non appena possibile.» Ha infine accettato di rispondere alle domande poste e alle questioni sollevate durante il «town meeting» attraverso il sito web dell'organizzatore Science|Business, che presenterà una relazione di sintesi finale al commissario nell'ambito del processo di consultazione. Per quanto riguarda il Libro verde, è possibile presentare osservazioni fino ad agosto 2007. La Commissione raccoglierà poi le proposte concrete che saranno inserite nei programmi della Slovenia non appena assumerà la Presidenza dell'UE all'inizio del 2008.

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2 Ottobre 2008