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Invito agli scienziati ad uscire dai laboratori e comunicare con il grande pubblico

In occasione di un dibattito organizzato alla terza edizione del Salone europeo dell'innovazione e della ricerca, tenutosi a Parigi il 9 giugno, un gruppo di esperti ha discusso dei problemi che scienziati e responsabili della comunicazione professionale devono affrontare nell...

In occasione di un dibattito organizzato alla terza edizione del Salone europeo dell'innovazione e della ricerca, tenutosi a Parigi il 9 giugno, un gruppo di esperti ha discusso dei problemi che scienziati e responsabili della comunicazione professionale devono affrontare nella comunicazione scientifica con il pubblico. «Il problema è la mancanza di un'efficace comunicazione bidirezionale. E le nuove tecnologie come Internet hanno solo reso la situazione più difficile», ha affermato Michel Claessens, funzionario responsabile dell'informazione e della comunicazione presso la DG Ricerca della Commissione europea. «Penso che le informazioni siano moltissime, ma per quanto concerne la comunicazione e il dibattito tra scienziati e società, la situazione deve essere migliorata», ha aggiunto Michel Claessens. Il funzionario ha inoltre fatto riferimento alla politica dell'UE in materia di comunicazione scientifica, in modo particolare all'accordo di sovvenzione nell'ambito del Settimo programma quadro (7PQ) di recente istituzione, il quale prevede che «i beneficiari, per tutta la durata del progetto, dovranno adottare misure adeguate per comunicare con i media e con il pubblico in merito al progetto». Sacha Lafaurie, consulente per l'innovazione presso l'ACIES, una società di consulenza gestionale e di promozione della ricerca, ha condiviso l'opinione di Claessens, affermando che anche gli scienziati francesi hanno sentito l'esigenza di comunicare meglio e di trasmettere al pubblico informazioni sul loro lavoro instaurando un dialogo significativo. Sacha. Lafaurie ha dichiarato: «Gli scienziati hanno bisogno di avviare un dibattito costruttivo con il pubblico. Il vecchio approccio top-down, che prevede, da un lato, gli scienziati che parlano, e dall'altro il pubblico che ascolta, è diventato obsoleto.» Pertanto, secondo Lafaurie, il nocciolo della questione sta nel fatto che gli scienziati sono ricercatori professionisti, non comunicatori. Egli ha quindi suggerito l'introduzione di corsi di formazione per lo sviluppo di competenze comunicative e mediatiche, al fine di insegnare agli scienziati a trasmettere informazioni sul loro lavoro in modo semplice e conciso al grande pubblico. Il gruppo di esperti ha concordato sul fatto che un maggior numero di scienziati competenti in materia di comunicazione può contribuire a coinvolgere il pubblico in un dialogo scientifico e a migliorare l'immagine generale degli scienziati nella società. Gli scienziati vengono tradizionalmente visti come ricercatori che, in camice bianco, trascorrono molte ore nei laboratori o nelle cosiddette «torri d'avorio». Jean-Marc Atlan, presidente di Kaelia, una società di pubbliche relazioni, ha affermato che è giunto il momento di «umanizzare» la ricerca. «Ritengo che gli scienziati debbano cogliere la sfida e trasmettere ai media le meraviglie della scienza e la loro passione per la materia che studiano, in modo da ispirare la nuova generazione», ha dichiarato. Infatti, se uno degli obiettivi a lungo termine delle nazioni europee è quello di fare interessare la giovane generazione alla scienza e alla carriera scientifica, gli scienziati devono svolgere un ruolo importante insieme ai media. Secondo Jean-Pierre Verjus, direttore generale dell'INRIA (Institut national de recherche en informatique et en automatique, Istituto nazionale di ricerca in informatica e automazione), «il problema dei media risiede nella loro cultura della comunicazione istantanea, la quale rende difficile ad uno scienziato trasmettere un messaggio in soli 47 secondi.» Didier Ades, moderatore del gruppo di esperti e giornalista di France Inter, ha concordato che i media non sempre scelgono questioni scientifiche interessanti, a causa di questa cultura della comunicazione istantanea e delle rigidissime scadenze. Tuttavia, secondo Ades, gli scienziati sono consapevoli di questo fatto e potrebbero tenere presenti questi limiti, rendendo la vita più facile ai media. «Oltre ad acquisire familiarità con il contenuto scientifico e a verificarlo, dobbiamo anche tradurre quel contenuto per il pubblico», ha osservato. Inoltre, secondo il giornalista, un altro problema sta nel fatto che gli scienziati sono spesso riluttanti a relazionarsi con i media, a causa della loro tendenza a un'eccessiva semplificazione. Il gruppo di esperti ha quindi convenuto che sia gli scienziati, sia i giornalisti dovrebbero adottare un approccio più collaborativo. In questo modo, creando fiducia tra le due parti, si potrebbe contribuire ad un dialogo più accessibile e più ampio in Francia.

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Francia