Via libera per la carta della proprietà intellettuale
La Commissione europea ha ricevuto il via libera per redigere una nuova carta per la gestione dei diritti di proprietà intellettuale. Sono ottime notizie per la ricerca europea, ha dichiarato Klaus Uckel del ministero federale tedesco per l'Istruzione e la ricerca (BMBF), secondo il quale l'iniziativa sarà utile per porre un freno alla fuga incontrollata di conoscenze nonché alla pirateria, e imprimerà impulso alla competitività europea. La «carta della proprietà intellettuale», una proposta della Presidenza tedesca del Consiglio UE, comprenderebbe una serie di principi e linee guida non vincolanti sotto l'aspetto giuridico, sui quali i partner della ricerca potrebbero basare volontariamente la propria cooperazione nella ricerca. L'approccio è simile a quello della Carta europea dei ricercatori del 2005, che fornisce linee guida facoltative sulle condizioni di lavoro adeguate per i ricercatori. Intervenuto il 26 giugno in occasione di una riunione informativa al Parlamento europeo, Klaus Uckel ha osservato che la Carta dei ricercatori è stata adottata diffusamente dalle università e dai centri di ricerca di tutta Europa, e viene considerata uno strumento per attrarre i migliori ricercatori. «Il timore è che, non sottoscrivendo la Carta, le organizzazioni verranno tagliate fuori», ha dichiarato, aggiungendo che anche l'industria sta iniziando a fare propria la carta. Esiste già una varietà di strumenti nazionali e sovranazionali per aiutare le università e altri centri pubblici di ricerca a gestire meglio la loro conoscenza. Tra questi figurano gli accordi Lambert del Regno Unito, l'iniziativa di partenariato responsabile (Responsible Partnering Initiative) e le linee guida della Commissione europea. Nel contempo, la ricerca collaborativa nell'ambito del programma quadro comunitario è disciplinata da norme di partecipazione, che forniscono un quadro della proprietà intellettuale per i partner del progetto. «Esistono già moltissime buone prassi», ha dichiarato Klaus Uckel. «Ora occorre però una forte spinta politica. La carta si propone di inserire tali pratiche in un quadro politico». Ha aggiunto che la carta sarà sufficientemente ampia e onnicomprensiva da essere in linea con gli accordi nazionali e la normativa quadro comunitaria sulla ricerca in merito alla partecipazione. A livello di UE vi è l'esigenza concreta di un quadro che definisca i principi di gestione della proprietà intellettuale per le università e i centri di ricerca, in quanto l'assenza di professionalità sta determinando la perdita delle nostre competenze e sta portando a un crescente divario nel campo dell'innovazione tra l'Europa e i suoi concorrenti globali, ritiene Klaus Uckel. Un problema emerso per l'assenza di un approccio comune alla soluzione delle questioni legate alla proprietà intellettuale è la pirateria. Si stima che le pratiche competitive illegali ammontino a un costo di 25 Mrd EUR l'anno solo per la Germania. Anche l'innovazione europea è penalizzata dagli approcci molto diversi adottati dall'industria e dagli istituti pubblici di ricerca riguardo alla gestione della proprietà intellettuale. Mentre ai ricercatori interessa soprattutto pubblicare il proprio lavoro, l'industria desidera impedire la divulgazione di materiale riservato, nonché richiedere e sfruttare i diritti di proprietà. Una carta della proprietà intellettuale non solo avvierebbe un processo di sensibilizzazione sull'importanza di una migliore gestione in questo campo, afferma Klaus Uckel, ma promuoverebbe anche una migliore comprensione delle posizioni dei partner della ricerca. Se venisse agevolata la cooperazione tra industria e mondo accademico, gli istituti di ricerca riuscirebbero più facilmente ad attingere ai finanziamenti, mentre l'industria europea diventerebbe più competitiva, poiché avrebbe più possibilità di commercializzare le invenzioni innovative. «La carta contribuirà a cambiare la cultura della ricerca europea», ha ipotizzato Klaus Uckel. Un approccio comune alla gestione della proprietà intellettuale garantirebbe inoltre ai partner europei della ricerca di negoziare contratti migliori con i partner internazionali. Paesi come gli USA e il Giappone sono esperti di gestione della proprietà intellettuale, ha sottolineato Klaus Uckel, mentre gli istituti di ricerca e i ricercatori europei si trovano in una posizione contrattuale più debole perché non conoscono le numerose norme e pratiche diverse in tale campo. Una carta contribuirebbe a ridurre le incertezze, consentendo ai partner europei di fare riferimento a un quadro comune. Avendo ricevuto l'appoggio politico del Consiglio «Competitività» il 25 giugno, la Commissione procederà ora a redigere la carta, che dovrebbe essere disponibile per l'autunno, secondo Klaus Uckel.