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L’importanza dell’interazione tra istituzioni dell’UE e società civile nel consolidamento della democrazia

Nel «Libro bianco sul futuro dell’Europa - Riflessioni e scenari per l’UE a 27 verso il 2025» pubblicato dalla Commissione europea nel 2017, l’UE riconosce la necessità di diventare più democratica e di «muoversi più velocemente insieme ai cittadini». Un progetto finanziato dall’UE ha cercato di fare luce sulle possibili modalità da seguire per raggiungere questo traguardo.

Società

Petra Ahrens, borsista post-dottorato Marie Skłodowska-Curie di DemocInChange, spiega: «Un fattore importante per migliorare la democrazia consiste nell’interazione tra le istituzioni dell’UE e le organizzazioni della società civile (CSO, civil society organisation), che si occupano di dare voce agli interessi dei cittadini». Il progetto ha quindi, con il supporto di Orizzonte 2020, analizzato il rapporto esistente tra le CSO e le istituzioni dell’UE quale base di una democrazia partecipativa sovranazionale.

Comprendere gli obiettivi chiave

Le CSO intendono ampliare i diritti dei cittadini e la partecipazione di gruppi spesso esclusi dal processo decisionale, poiché agiscono sui tipi di discriminazione definiti nell’articolo 19 del Trattato di Lisbona. «Centrale per il progetto è stata quindi l’indagine sui possibili modi in cui aumentare la partecipazione politica dei gruppi emarginati al fine di migliorare la democrazia sovranazionale», aggiunge Ahrens. Oltre a estendere le conoscenze scientifiche su questo tema, il progetto si proponeva di incrementare le capacità di diffusione, gli scritti e lo sviluppo di contatti accademici, nonché di divulgare i risultati al grande pubblico. «Questi obiettivi si riflettono nei risultati finali, suddivisibili in tre aree: conclusioni della ricerca, formazione e divulgazione», conferma Ahrens.

Principali risultati

DemocInChange ha fornito una comprensione più approfondita del collegamento esistente tra le CSO dedicate all’uguaglianza e le istituzioni dell’UE, dell’impatto della Commissione europea sulle reti delle CSO e le loro strategie di lobbying, nonché del ruolo del Parlamento europeo nel coinvolgimento delle CSO. Ha inoltre «coniato l’innovativo termine “CSO dedicate all’uguaglianza” per indicare le organizzazioni che operano nel campo della discriminazione», segnala Ahrens. Studiando le CSO dedicate all’uguaglianza, il progetto ha potuto estendere la ricerca alle questioni legate all’intersettorialità. «Si parla di intersettorialità quando vari terreni di discriminazione si sovrappongono per costituire una discriminazione strutturale specifica, che non può essere colta concentrandosi separatamente sui singoli aspetti», spiega la ricercatrice. Quanto alla prospettiva sociale e politica della ricerca condotta nell’ambito del progetto, Ahrens sottolinea che un punto saliente riguarda il fatto che «rispetto a realtà organizzate e adeguatamente dotate di risorse, come ad esempio le aziende multinazionali, le CSO dedicate all’uguaglianza devono operare in un contesto molto più ristretto, poiché spesso non dispongono delle risorse necessarie per svolgere il lavoro che vorrebbero». Tuttavia, l’espressione degli interessi dei cittadini è ostacolata dalle istituzioni dell’UE e dalle loro regole, spesso non scritte, su chi può essere ascoltato o invitato ad esempio nelle arene di elaborazione delle politiche informali. Ciononostante, la scoperta più sorprendente fatta da DemocInChange è che le CSO dedicate all’uguaglianza non sono in diretta competizione tra loro per l’accesso alle istituzioni dell’UE. «Le CSO dedicate all’uguaglianza, invece, reagiscono con flessibilità al continuo cambiamento delle esigenze, formando nuove alleanze nei punti di intersezione degli specifici terreni di discriminazione per i quali si mobilitano», aggiunge Ahrens.

Verso il futuro

I risultati della ricerca aiuteranno i responsabili delle politiche e gli attivisti della società civile a comprendere meglio i rispettivi ruoli e posizioni, per riflettere su nuovi modi significativi di collaborare. Ahrens ha proseguito nel suo percorso accademico, diventando docente ospite presso l’Università di Anversa e ricercatrice senior nell’ambito del progetto finanziato dal Consiglio europeo della ricerca EUGenDem. Ahrens conclude: «Partecipare al progetto EUGenDem mi permette di approfondire i miei studi sulla democrazia sovranazionale esaminando il ruolo del Parlamento europeo e dei suoi gruppi politici per ciò che concerne l’uguaglianza di genere e quella intersettoriale».

Parole chiave

DemocInChange, istituzioni dell’UE, CSO dedicate all’uguaglianza, democrazia sovranazionale, partecipazione politica, gruppi emarginati, organizzazioni della società civile

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