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Un farmaco esistente per l’osteoporosi mostra un potenziale per il trattamento della Covid-19

Una piattaforma informatica ad alte prestazioni, sostenuta dall’UE, ha testato l’impatto di molecole conosciute sulla struttura genomica del coronavirus e ha identificato l’efficacia di un farmaco generico già registrato.

Salute

Vi è un numero significativo di studi rivolti ai trattamenti potenziali per la Covid-19, tra cui farmaci esistenti attualmente sottoposti a sperimentazione. Sono stati compiuti anche alcuni progressi. Un consorzio pubblico-privato, finanziato dal progetto EXSCALATE4CoV, ha annunciato risultati promettenti per la lotta contro il coronavirus. In base all’annuncio, «un farmaco generico già registrato e utilizzato per trattare l’osteoporosi, il raloxifene, potrebbe rivelarsi un trattamento efficace per i pazienti affetti da Covid-19 con infezione lievemente sintomatica», come si afferma in un comunicato stampa della Commissione europea. La piattaforma di EXSCALATE4CoV riunisce centri di calcolo intensivo in Germania, Spagna e Italia oltre ad aziende farmaceutiche, grandi centri di ricerca e istituti di biologia in tutta Europa. La piattaforma impiega «una combinazione unica di potenza di calcolo ad alte prestazioni e IA con processi biologici», come indicato nello stesso comunicato stampa. «La piattaforma ha una potenza di calcolo di circa 120 petaflop, il che consente la ricerca nei comportamenti delle molecole finalizzata all’identificazione di un trattamento efficace contro il coronavirus». Il petaflop si riferisce a mille trilioni, o un quadrilione, di operazioni in virgola mobile al secondo. Il comunicato stampa della Commissione europea aggiunge: «Il consorzio ha già testato virtualmente 400 000 molecole avvalendosi dei suoi elaboratori di calcolo intensivo. Sono state preselezionate e ulteriormente testate “in vitro” 7 000 molecole. Il raloxifene è emerso come molecola promettente: in base al progetto, potrebbe essere efficace nel bloccare la replicazione del virus nelle cellule e potrebbe quindi contrastare la progressione della malattia». Secondo i partner del progetto, il raloxifene «è ben tollerato e ha un profilo di sicurezza noto», come viene spiegato in un comunicato stampa nel sito web del progetto. Il consorzio di EXSCALATE4CoV sta discutendo con l’Agenzia europea per i medicinali l’adozione «del percorso più rapido verso gli studi clinici negli esseri umani».

La procedura di screening richiede settimane, non anni

La piattaforma di EXSCALATE4CoV è in grado di «svolgere nell’arco di settimane un processo di screening che richiederebbe molti anni con le tecniche tradizionali. In una prima fase, ha finora identificato 6 diversi modelli proteici su 25 del nuovo coronavirus, in continua evoluzione e con varie mutazioni pervenute ogni settimana, la cui traduzione in forma digitale viene utilizzata nella fase successiva». Il comunicato stampa della Commissione europea aggiunge che la seconda fase «consiste nell’abbinamento della struttura digitale delle proteine del coronavirus alla libreria di molecole esistente. Nella terza e ultima fase, le molecole identificate vengono sottoposte a numerose altre operazioni di screening biologico nei laboratori situati in Belgio e in Germania al fine di comprendere in che modo una molecola identificata interagisca con il modello virale e valutare a quale livello tale molecola possa bloccarne l’attività». I partner del progetto si augurano che nella prossima fase la piattaforma di EXSCALATE4CoV possa ampliare i test in corso, tenendo conto di una libreria estesa di 5 milioni di molecole su 500 miliardi presenti nella sua libreria chimica. Queste intense attività virtuali di screening saranno supportate e potenziate da tre dei più potenti centri di calcolo in Europa, ovvero CINECA, il Supercomputing Center di Barcellona e il Centro di ricerca Jülich. Il progetto EXSCALATE4CoV (EXaSCale smArt pLatform Against paThogEns for Corona Virus) si protrarrà fino al mese di settembre del 2021. Per maggiori informazioni, consultare: sito web del progetto EXSCALATE4CoV

Parole chiave

EXSCALATE4CoV, COVID-19, coronavirus, raloxifene, osteoporosi

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