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Come imparano i bambini a parlare: uno studio interlinguistico

Molti adulti si trovano ad affrontare delle grosse difficoltà nel tentativo di apprendere una lingua con una struttura completamente diversa. I bambini, invece, sono un capitolo a parte: basta che vengano esposti a qualsiasi delle 7 000 lingue esistenti al mondo e in men che non si dica inizieranno a parlarla. Il progetto ACQDIV si proponeva di svelare i processi cognitivi dietro questa sorprendente capacità.

Società

L’abilità dei bambini nell’imparare una lingua specifica in una situazione definita e controllata è un argomento che da un po’ di tempo sta stuzzicando l’interesse scientifico. Nell’ambito delle lingue parlate in società istruite, industrializzate, ricche e democratiche del mondo occidentale (WEIRD, Western, Educated, Industrialised, Rich and Democratic), questo argomento ha condotto a ricerche approfondite. Eppure non vi è ancora traccia di un modello che tenga conto dei processi cognitivi presenti in tutte le lingue e tutti i contesti possibili. «Manca ancora il quadro completo», afferma Sabine Stoll, responsabile del Language, ACQuisition, DIVersity Lab (ACQDIV Lab) presso l’Università di Zurigo. «Dobbiamo capire gli schemi alla base della lingua e dell’apprendimento delle lingue a prescindere da qualsiasi singola lingua. Inoltre, dobbiamo ancora stabilire quali contesti esaminare per poter fare considerazioni generali sull’apprendimento delle lingue». Per colmare questa lacuna, il suo progetto ACQDIV (Acquisition processes in maximally diverse languages: Min(d)ing the ambient language) , ha adottato un approccio comparativo. Poiché risultava chiaramente impossibile analizzare 7 000 lingue, Sabine Stoll e il suo gruppo hanno accuratamente selezionato una dozzina di lingue rappresentative del vasto spettro della diversità linguistica. «Sapevamo che se avessimo riscontrato gli stessi meccanismi di apprendimento e le medesime condizioni di apprendimento all’interno di questo campione, avremmo potuto ragionevolmente affermare che tali meccanismi costituiscono dei buoni candidati per la definizione di meccanismi e schemi di apprendimento delle lingue del tutto generali e validi per tutte le specie», spiega Stoll. Il risultato più importante e forse più sorprendente del progetto riguarda il fatto che «lingue estremamente differenti mostrano schemi simili nella distribuzione delle caratteristiche grammaticali». In altri termini, quando i bambini provano a comprendere cosa gli viene detto, utilizzano sempre modalità simili per farlo. Pertanto, faranno costantemente uso di meccanismi noti, tra cui l’apprendimento interattivo e statistico per sviluppare la loro grammatica e il loro linguaggio. «Ad esempio, i bambini ripetono in maniera sistematica sempre la stessa parola in un breve lasso di tempo durante l’interazione con un compagno di conversazione riguardo a un argomento specifico. Ciò li aiuta a individuare la parola dal flusso del discorso, attribuirle un significato e imparare le differenti costruzioni di frase in cui può essere adoperata», aggiunge Stoll. Lo stesso principio vale per gli schemi ripetitivi di parole specifiche presenti nelle conversazioni, che la letteratura specializzata definisce «cornici». All’interno di queste cornici, i due elementi che circondano la parola di interesse permettono ai bambini di fare delle previsioni precise riguardo alle caratteristiche grammaticali di questa particolare parola. Così facendo, apprendono le categorie grammaticali, quali sostantivi e verbi. Partendo dal campione di ACQDIV, Stoll ha scoperto che si trattava di uno schema universale, presente in tutte le lingue.

Una ricca banca dati

Un altro aspetto interessante è che le lingue selezionate nell’ambito del progetto ACQDIV non sono solo quelle principali. Sono presenti lingue «meno diffuse», alcune delle quali sono a rischio di estinzione e sottorappresentate. Ciò accresce il valore dei risultati del progetto, poiché spesso queste lingue possiedono caratteristiche che mettono in discussione i concetti comunemente accettati riguardo a quello che una persona può o meno imparare. Stoll spera che questo stabilisca un nuovo standard per la ricerca futura, affinché le generalizzazioni sviluppatesi intorno a campioni di linguaggio distorti diventino un ricordo del passato. Come dichiara la ricercatrice: «I metodi precedenti erano come capire la locomozione di tutti i mammiferi basandosi su uno studio incentrato sui canguri». Il progetto ACQDIV si è concluso nell’agosto 2019, sebbene Stoll abbia sin dal allora continuato a portare avanti la sua ricerca. La banca dati delle lingue realizzata dal progetto è in costante crescita e l’attenzione si è concentrata sulla modalità in cui i bambini sviluppano il loro sistema linguistico con il supporto degli schemi stabiliti nell’ambito del progetto ACQDIV. Il progetto ha inoltre favorito la creazione del polo di «evoluzione linguistica» del Centro nazionale di competenza per la ricerca (NCCR, National Centre of Competence in Research), finanziato dal governo svizzero.

Parole chiave

ACQDIV, lingua, acquisizione, bambini, Università di Zurigo, diversità linguistica, grammatica

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