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Il DNA paleoambientale delinea l’impatto dell’uomo sulle isole Canarie

Le isole Canarie, su cui si sono insediate per la prima volta popolazioni aborigene durante il periodo preistorico per poi venir colonizzate in quello storico dagli europei, ospitano un elevato livello di biodiversità endemica. Una ricerca dell’UE sostenuta dal programma Marie Skłodowska-Curie fa luce sui principali ecosistemi delle Canarie per migliorare le strategie di gestione e l’ecologia della conservazione.

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Il progetto ISLANDPALECO è stato avviato con l’obiettivo di approfondire le conoscenze in merito alle passate dinamiche ambientali presenti nelle isole, valutando al contempo le tempistiche e la misura dell’impatto umano esercitato e fornendo dei riferimenti ecologici precedenti all’insediamento umano. A tal fine, i partner coinvolti nella ricerca hanno applicato tecniche paleoecologiche nuove e tradizionali nelle isole Canarie.

Un nuovo approccio consente di ottenere informazioni uniche nel loro genere

«ISLANDPALECO fornisce una visione sul passato dei principali ecosistemi delle Canarie che sarebbero difficili da studiare senza la combinazione di una serie di proxy paleoecologici, tra cui un’innovativa analisi del DNA paleoambientale (abbreviato in PalEnDNA, ovvero il DNA originato da antichi organismi e miscelato in un campione ambientale)», spiega Lea de Nascimento, coordinatrice del progetto. I risultati preliminari hanno mostrato come sia possibile applicare l’analisi del PalEnDNA al di fuori di regioni caratterizzate da basse temperature. «Si tratta di un approccio completamente nuovo per le isole oceaniche e le regioni contraddistinte da peculiarità simili, in cui è difficile trovare e studiare rilevazioni a lungo termine. Lo svolgimento dell’analisi del PalEnDNA ha consentito di migliorare in modo significativo sia la risoluzione tassonomica, sia l’individuazione dei taxa», aggiunge. ISLANDPALECO è stato il primo progetto ad avvalersi di questo approccio per gli ecosistemi pianeggianti delle Canarie e i suoi risultati hanno offerto informazioni relative alle passate dinamiche di tali strutture, tra cui il fatto che attività agricole intense hanno modificato gli ecosistemi costieri durante il periodo storico e che si è verificato un declino della copertura arborea in alcuni ecosistemi per cui le prove dell’esistenza passata di foreste erano scarse. Il gruppo di ricerca, curioso di sapere quante di queste informazioni sarebbero potute divenire utili per finalità di ripristino e conservazione, ha scoperto la presenza di un notevole interesse nell’applicazione dei risultati ottenuti tramite la ricerca paleoecologica alla gestione della conservazione. Ciò vale soprattutto per fornire i riferimenti necessari alle dinamiche naturali dei regimi legati alla vegetazione e agli incendi prima che le isole venissero colonizzate dall’uomo.

Superare la sfida delle condizioni ambientali

Non essendo le condizioni ambientali sulle isole ideali per la conservazione del PalEnDNA, i campioni paleoambientali non sono riusciti a fornire elevate concentrazioni dello stesso. Di conseguenza, secondo de Nascimento il risultato più significativo del progetto è rappresentato dal fatto che il gruppo «ha ottenuto con successo il PalEnDNA da alcuni dei siti aridi campionati, una novità per le regioni situate al di fuori dell’Artico e per le regioni a clima temperato, e in particolare per le regioni subtropicali». Le esperienze e l’approccio del progetto potrebbero essere messi in pratica in altri arcipelaghi europei e in altre isole del mondo le cui ricostruzioni paleoambientali sono limitate da condizioni di conservazione inadatte. I progressi compiuti da ISLANDPALECO in termini di miglioramento del recupero del PalEnDNA e di applicazione della sua analisi in tali regioni possono incrementare le conoscenze sugli impatti provocati dai colonizzatori dell’isola sin dai tempi antichi. Secondo quanto afferma de Nascimento, «le risultanti informazioni sugli ambienti passati e sui riferimenti ecologici sono di fondamentale utilità una volta integrate nelle pratiche di ripristino ecologico e gestione della conservazione».

I processi attualmente in corso di scoperta e divulgazione

I risultati sono stati presentati alla comunità accademica e alle parti interessate presenti sul campo. Una pubblicazione recente dal titolo «Human impact and ecological changes during prehistoric settlement on the Canary Islands», il cui principale autore è de Nascimento, offre una panoramica dei dati pubblicati in precedenza, raggiungendo un’altra finalità del progetto. Decisa a continuare il proprio lavoro sui campioni paleoambientali delle isole Canarie, la ricercatrice si è posta l’obiettivo di migliorare i metodi utilizzati per campioni difficili come quelli raccolti dai sedimenti delle isole Canarie. A tal fine verranno applicati nuovi protocolli e saranno esplorati altri materiali in grado di fornire informazioni sulle diete degli animali nel passato.

Parole chiave

ISLANDPALECO, PalEnDNA, isole Canarie, conservazione, impatto umano, riferimenti ecologici, DNA paleoambientale

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