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Un’innovazione nelle biobanche potrebbe condurre a trattamenti mirati per la leucemia

Alcuni ricercatori beneficiari di finanziamenti dell’UE hanno introdotto un metodo innovativo per lo screening delle terapie anti-leucemiche. Questa novità potrebbe rivoluzionare la scoperta di farmaci e salvare la vita dei pazienti oncologici.

Salute

La leucemia mieloide acuta (LMA) è una malattia a causa della quale i globuli bianchi proliferano incontrollati e dislocano globuli rossi e piastrine. Questo può causare affaticamento, sanguinamento e un rischio elevato di sviluppare infezioni. «Pur avendo una migliore comprensione dei meccanismi sottostanti a tale malattia, i trattamenti attuali possono curare solo tra il 40 e il 50 % dei pazienti più giovani e tra il 10 e il 20 % di quelli in età più avanzata», afferma il coordinatore del progetto PNANOMED Michael Heuser, medico ricercatore presso l’Hannover Medical School in Germania. Una delle principali sfide nel trattamento di questa patologia è il fatto che pochi pazienti si somigliano. Persino nell’organismo di un medesimo paziente, le cellule leucemiche variano considerevolmente e molte non rispondono al trattamento. La difficoltà nello sviluppo di modelli clinici che rappresentino tale complessità ha ostacolato il raggiungimento di svolte nella ricerca.

Innovazioni nello screening

Per affrontare tale sfida, è stato avviato il progetto PNANOMED, svolto nell’ambito del programma di azioni Marie Skłodowska-Curie, con l’obiettivo di raggiungere diversi obiettivi fondamentali. Heuser intendeva istituire una biobanca geneticamente caratterizzata di xenotrapianti di LMA (tessuti che possono essere trapiantati da una specie all’altra, in questo caso dall’essere umano al topo). Successivamente ha cercato di caratterizzare le mutazioni in questi modelli di xenotrapianti e, partendo da questo punto, identificare strategie efficaci in grado di bloccare l’attività di tali geni mutati che provoca il tumore. «Questa biobanca di cellule di LMA umane è stata trapiantata in topi con immunodeficienza», spiega. «La nostra capacità di trapiantare in modo seriale queste cellule leucemiche derivate dai pazienti ci ha permesso di effettuare uno screening delle terapie contro i geni mutati, legati alla leucemia». Grazie a tale tecnica, Heuser e il suo team hanno scoperto che la combinazione di azacitidina (un farmaco attivatore dei geni che bloccano la crescita e la divisione delle cellule cancerogene) e di un altro farmaco oncologico chiamato trametinib prolungava in modo significativo la sopravvivenza dei topi, rispetto ai trattamenti ad agente singolo. Il gruppo di ricerca del progetto è riuscito inoltre a sviluppare un sistema di somministrazione altamente efficiente e non tossico, basato su nanoparticelle, per piccoli frammenti di RNA (siRNA), i quali bloccano l’attività dei geni che provocano il cancro. Il sistema di somministrazione è simile a quelli attualmente in sviluppo per i vaccini mRNA contro il SARS-CoV-2 e Heuser si attende che un uso più ampio di tale tecnologia andrà anche a beneficio dei pazienti oncologici.

Parole chiave

PNANOMED, LMA, leucemia, sangue, cancro, biobanca, RNA, cellule, geni

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