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In che modo i regimi autocratici usano internet per rafforzare la loro stretta sul potere

Una nuova ricerca mette in evidenza come internet, e in particolare le piattaforme a partecipazione elettronica, consentano la repressione autoritaria in Cina.

Società

Per molti versi, la rapida ascesa del potere cinese non ha alcun senso. Le sue riforme del mercato sono tutto tranne che socialiste, eppure il Partito Comunista Cinese detiene ancora saldamente il controllo. Quindi, cosa succede in Cina? Secondo i ricercatori del progetto RESPONSIVENESS, finanziato dall’UE, la chiave per chiarire il dilemma cinese è internet. «Accanto ad altri fattori, internet ha agevolato lo sviluppo di piattaforme a partecipazione elettronica, luoghi in cui i cittadini possono esprimere le proprie richieste e lamentale», afferma Christian Göbel, professore di sinologia presso l’Università di Vienna. Secondo Göbel, tali piattaforme online sono una strada bidirezionale. «Non solo i cittadini possono comunicare con il proprio governo, ma anche il Partito Comunista Cinese può rispondere e interagire con il pubblico in un modo che i cittadini cinesi collegano ai governi democratici», spiega Göbel. «In realtà, il punteggio cinese relativo all’indice sulla partecipazione elettronica delle Nazioni Unite è più alto rispetto alla media europea».

Consentire la repressione autoritaria

Il progetto RESPONSIVENESS, che ha ricevuto supporto dal Consiglio europeo della ricerca, ha condotto una ricerca approfondita riguardo all’impatto di internet sulle relazioni tra stato e società in Cina, con particolare attenzione sulle modalità con cui la partecipazione elettronica condiziona la stabilità sociale e la politica nazionale. «Questo progetto ci fornisce una comprensione unica del rapporto complesso tra partecipazione, repressione e capacità dello stato in Cina», aggiunge Göbel. Uno dei risultati più sorprendenti che è scaturito da questo lavoro è il modo in cui la partecipazione elettronica consenta, se non causi, la repressione autoritaria. «Prima di internet, il governo tendeva a tollerare in una certa misura le proteste, l’attivismo e le critiche poiché fornivano loro informazioni preziose su come stava andando il partito», commenta Göbel. «Ma ora che tali informazioni possono essere comunicate, elaborate e misurate rapidamente tramite i canali ufficiali, il governo è più incline a punire il dissenso semi-legale e illegale». Inoltre, i ricercatori hanno trovato una correlazione tra la partecipazione elettronica e la punizione. «Il Partito Comunista Cinese sfrutta le informazioni raccolte tramite internet per punire i comportamenti che aveva tollerato in precedenza, quali la corruzione e l’appropriazione dello Stato», osserva Göbel.

A seconda dei social media

Nel condurre tale ricerca, Göbel dichiara che ha dovuto essere particolarmente attento a non mettere in pericolo alcun cittadino cinese. «Per evitare la tecnologia di monitoraggio dello stato, ho utilizzato diversi social media cinesi al fine di ottenere le informazioni di cui avevo bisogno», afferma Göbel. I ricercatori hanno inoltre impiegato algoritmi di apprendimento automatico d’avanguardia volti ad agevolare l’analisi di documenti, di messaggi dai social media e di lamentale dei cittadini. «Sono orgoglioso soprattutto di una piattaforma che abbiamo costruito, la quale ci permette di trasferire, classificare e visualizzare informazioni da diverse fonti in tempo reale», aggiunge Göbel. «Se qualcuno pubblica informazioni inerenti a una protesta sui social media, ci sono buone probabilità di venirne a conoscenza in meno di un’ora». Göbel ha recentemente pubblicato un articolo che ha utilizzato i dati dei social media per prevedere la probabilità di imbattersi in una repressione sulla base del tema della protesta, dell’intensità e della posizione.

Rafforzare la propria stretta sul potere

Il progetto è riuscito a mettere in evidenza il modo in cui i regimi autocratici utilizzano la partecipazione elettronica per rafforzare la propria stretta sul potere. «Spesso i rapporti tra stato e società nelle autocrazie sono visti come giochi a somma zero», conclude Göbel. «Tuttavia, il nostro lavoro mostra il modo in cui la partecipazione possa effettivamente aiutare il governo a cooptare alcune parti della società mentre ne reprime altre». Attualmente, Göbel è occupato a sintetizzare i risultati del progetto, con lo scopo di pubblicare articoli in diverse riviste di rilievo e in un libro accademico; inoltre, sta analizzando la possibilità di rendere disponibili i risultati di RESPONSIVENESS tramite un sito web intuitivo.

Parole chiave

RESPONSIVENESS, regimi autocratici, internet, partecipazione elettronica, Cina, Partito Comunista, Partito Comunista Cinese, social media, apprendimento automatico

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