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Integrated offshore cultivation of high value seaweed and their potential use in controlling harmful algal blooms.

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I benefici offerti dalla coltivazione delle alghe

Le alghe hanno molti usi, quali ad esempio ridurre l’impatto delle microalghe tossiche sui molluschi bivalvi da allevamento e la pulizia delle acque circostanti. Un progetto è andato alla ricerca di processi di coltivazione efficaci.

Alimenti e Risorse naturali

Da secoli le alghe vengono usate nella medicina tradizionale e come alimento. Oggi le alghe e i loro estratti si possono trovare in una vasta gamma di prodotti inclusi alimenti, additivi alimentari, mangimi, prodotti farmaceutici, cosmetici, fertilizzanti, biostimolanti vegetali, biomateriali e biocarburanti. Tra il 2000 e il 2018, la produzione globale di alghe è triplicata passando da 10,6 a 32,4 milioni di tonnellate, per un valore stimato di 11 milioni di euro. Se la crescita della produzione di alghe nel Sud-Est asiatico è rallentata negli ultimi anni, la coltivazione di alghe in altre parti del mondo continua a crescere. L’Europa sta guardando con interesse a questo prodotto marino sostenibile dal punto di vista ambientale. Il progetto IntegraSea dell’UE si è concentrato sui possibili impieghi delle alghe coltivate allo scopo di mitigare sia l’eutrofizzazione che le fioriture microalgali tossiche, note con l’acronimo HAB (harmful microalgal blooms, ovvero proliferazione algale nociva). «In acquacoltura, le sostanze nutritive di scarto dei pesci possono essere dannose per l’ambiente circostante e anche per i pesci allevati. Una soluzione possibile è la coltivazione di alghe che utilizzeranno queste sostanze di scarto per costruire la propria biomassa, rimuovendole efficacemente dall’acqua», spiega Raquel Quintã, borsista Marie Skłodowska-Curie presso l’Istituto portoghese per il mare e l’atmosfera (IPMA) a Lisbona, in Portogallo.

Allelopatia e biorisanamento in un colpo solo

L’allelopatia indica l’inibizione chimica di un organismo da parte di un altro, dovuta al rilascio nell’ambiente di sostanze che agiscono come inibitori della crescita. IntegraSea ha studiato il potenziale allelopatico di diverse specie di alghe quale inibitrice della crescita di microalghe tossiche. Il progetto ha sviluppato e ottimizzato le tecniche di vivaio per diverse specie locali di alghe che, anche se non ancora coltivate, possiedono un solido potenziale commerciale. La loro diffusione di sottoprodotti si traduce inoltre nel fatto che le alghe mantengono le acque circostanti pulite, portando ad un biorisanamento efficace e naturale. Conducendo la parte in mare aperto delle sperimentazioni a Olhão, presso l’area pilota di produzione in acquacoltura in collaborazione con Armona Fish Farms, IntegraSea è riuscito ad ottenere fili di semi nel vivaio e li ha trasferiti ai sistemi di crescita. «Le sperimentazioni di crescita in mare aperto e quelle a terra hanno cercato di trovare i metodi migliori per la coltivazione di queste specie, con una particolare attenzione al superamento delle difficoltà note correlate alle condizioni oceanografiche e ambientali locali», fa notare Quintã. La ricercatrice aggiunge che il lavoro sul biorisanamento delle alghe selezionate e il potenziale allelopatico in connessione con le microalghe tossiche ha mostrato risultati promettenti.

Acquacoltura conveniente e più pulita

Grazie alla possibilità di ridurre le sostanze nutritive di scarto e i tempi morti causati da alti livelli di tossicità nei molluschi bivalvi che devono essere raccolti, IntegraSea potrebbe offrire una soluzione naturale a un problema ricorrente», spiega Quintã. Il progetto ha dimostrato che se si tratta di integrare organismi di vari livelli trofici nello stesso sistema di acquacoltura, noto come IMTA (acquacoltura integrata multitrofica), la coltivazione delle alghe può svolgere un ruolo fondamentale. Come sottolinea Quintã, la ricerca di nuove specie locali e una migliore comprensione delle diverse condizioni in cui operano gli allevatori offrono ai professionisti del settore il know-how necessario a optare per una soluzione efficace che non abbia un impatto negativo sulle acque. Per renderla un’opzione di mercato praticabile, uno dei prossimi passi cruciali che il team ha identificato sarà quello di indagare se questo effetto osservato possa essere sfruttato in un progetto pilota su scala più ampia. «Usare le alghe è una prospettiva eccitante perché l’acquacoltura è destinata a crescere come industria e, se riusciamo a trovare un modo per pulire gli stock in modo sostenibile, sarà una vera svolta!» conclude Quintã.

Parole chiave

IntegraSea, alghe, biorisanamento, IMTA, fioriture microalgali tossiche., HAB, allelopatia, acquacoltura

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