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I lipidi indicano la strada verso la previsione precoce del rischio di diabete e malattia cardiovascolare

Supponiamo che i medici siano in grado di prevedere con decenni di anticipo il rischio che un paziente corre di sviluppare diabete di tipo 2 o malattia cardiovascolare. Un nuovo studio sulla profilazione dei lipidi potrebbe aver trovato il modo per tradurre questa capacità in realtà.

Salute

Uno studio sostenuto in parte dal progetto PREVENT-2024, finanziato dall’UE, ha scoperto che la misurazione simultanea di decine di lipidi nel sangue può contribuire alla previsione del rischio di sviluppare diabete di tipo 2 (DT2) o malattia cardiovascolare (MCV) decenni prima della loro comparsa. Avvalendosi della profilazione lipidomica per individuare i soggetti ad alto rischio con largo anticipo, i medici saranno in grado di raccomandare cambiamenti a livello di dieta e stile di vita prima dell’insorgenza della malattia, riducendo in definitiva l’onere sanitario. Le attuali analisi del sangue volte a identificare le persone a rischio di sviluppare DT2 o MCV fanno in gran parte affidamento sui livelli di due importanti lipidi ematici: le lipoproteine ad alta e bassa densità (ossia le due principali tipologie di colesterolo). Ciononostante, il sangue contiene molti più lipidi che potrebbero aiutare nelle previsioni del rischio. Pertanto, per verificare se la misurazione di una più vasta gamma di lipidi ematici è davvero in grado di rendere più precisa la previsione dei rischi, un team di ricercatori proveniente da Germania e Svezia ha combinato genetica, lipidomica e diagnostica clinica convenzionale allo scopo di analizzare dati ricavati da campioni del sangue di 4 067 partecipanti a uno studio chiamato Malmö Diet and Cancer-Cardiovascular Study (ovvero studio cardiovascolare sulla dieta e il cancro di Malmö). I soggetti coinvolti, cittadini svedesi sani di mezza età (compresa tra i 46 e i 68 anni), sono stati arruolati dal 1991 al 1994 e seguiti sino al 2015. Nel corso del periodo di follow-up, il 13,8 % dei partecipanti ha sviluppato il DT2 mentre il 22 % ha registrato l’insorgenza della cardiopatia coronarica, è stato colpito da ictus o è deceduto come conseguenza di un evento cardiovascolare.

Punteggi di rischio sulla base di 184 lipidi

Mediante l’applicazione di un approccio di apprendimento automatico alle misurazioni ottenute al basale, quando i partecipanti erano sani, i ricercatori hanno calcolato diversi punteggi di rischio lipidomico per il DT2 e la MCV per poi utilizzarli al fine di raggruppare i diversi soggetti in vari gruppi di rischio. I punteggi erano basati sulla quantificazione di 184 concentrazioni di specie o sottospecie di lipidi. In confronto alle medie dei gruppi, il rischio di insorgenza di DT2 nel gruppo a rischio più elevato ha registrato una percentuale equivalente al 37 %, ovvero un aumento del rischio pari al 168 %, mentre il rischio di sviluppare MCV nel gruppo a maggior rischio ha raggiunto il 40,5 %, ovvero un incremento dell’84 %. Si è osservato che i gruppi a rischio più basso incorrevano in rischi notevolmente ridotti, ovvero una diminuzione del 77 % per il DT2 e del 53 % per la MCV, in raffronto ai tassi medi dei casi, rispettivamente del 13,8 % e del 22,0 %. Inoltre, è sembrata sussistere una connessione solamente marginale tra il rischio lipidomico e quello genetico, «a indicare che le varianti lipidomiche e genetiche possono costituire fattori di rischio ampiamente indipendenti per il DT2 e la MCV», secondo lo studio. I risultati suggeriscono che la profilazione lipidomica può consentire di individuare le persone ad alto rischio di sviluppare DT2 o MCV con anni di anticipo rispetto all’insorgenza di tali patologie. «Il rischio lipidomico, ricavato da un’unica misurazione effettuata mediante spettrometria di massa che è sia rapida, sia economica, potrebbe estendere la tradizionale valutazione dei rischi basata sui test clinici», osserva il primo autore dello studio, il prof. Chris Lauber dell’azienda tedesca Lipotype, in un articolo di «Science Daily». Inoltre, i singoli lipidi presenti nel sangue potrebbero essere la conseguenza, oppure prestarsi a, una vasta gamma di processi metabolici potenzialmente significativi a livello individuale in qualità di marcatori di tali processi. Qualora quest’ipotesi fosse verificata, secondo il prof. Lauber «il lipidoma potrebbe fornire indizi molto al di là del rischio di sviluppare diabete e malattia cardiovascolare». Il prof. Lauber aggiunge: «Rafforzare la prevenzione delle patologie è uno sforzo globale congiunto caratterizzato da molte sfaccettature. Abbiamo dimostrato che la lipidomica può ampliare il nostro kit di strumenti per l’individuazione precoce dei soggetti che corrono un rischio elevato di sviluppare diabete e malattie cardiovascolari.» PREVENT-2024 (MOVING FROM BIOMARKERS TO MECHANISM ORIENTED PREVENTION OF CARDIOMETABOLIC DISEASE) è ospitato dall’Università di Lund, in Svezia. Per maggiori informazioni, consultare: progetto PREVENT-2024

Parole chiave

PREVENT-2024, lipidoma, sangue, malattia cardiovascolare, diabete di tipo 2, diabete, profilazione lipidomica

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