Nuovi farmaci per colpire il virus Zika
I virus che infettano il cervello e il sistema nervoso centrale sono una minaccia in fase di evoluzione di dimensioni terribili, il che è reso dolorosamente chiaro dai focolai del virus Zika. Come i virus della Dengue e della Chikungunya, Zika viene trasmesso dalle zanzare; ciononostante, a differenza di essi, che penetrano la barriera emato-encefalica e causano gravi disturbi neurologici, quest’ultimo può colpire sia l’individuo sia, in caso di gravidanza, il feto. «Il virus Zika è particolarmente pericoloso perché, quando infetta una donna, può superare la barriera emato-placentare e quindi la barriera emato-encefalica del feto, causando microcefalia e gravi disturbi neurologici ai neonati», spiega Miguel Castanho, docente presso la Scuola di medicina di Lisbona(si apre in una nuova finestra). La sfida è costituita dal fatto che il 98% dei farmaci a disposizione non è in grado di penetrare la barriera emato-encefalica, per non parlare della barriera emato-placentare, per cui non riesce a trattare i tumori maligni associati al sistema nervoso centrale. Questa situazione, tuttavia, potrebbe presto cambiare anche grazie al lavoro svolto nell’ambito del progetto NOVIRUSES2BRAIN(si apre in una nuova finestra), finanziato dall’UE.
Molecole in grado di penetrare la barriera emato-encefalica e quella emato-placentare
Per proteggere sia l’organismo ospitante che il feto dal virus Zika, i ricercatori dovevano trovare un farmaco che fosse capace di raggiungere il cervello della madre e la sua placenta. «Dovevamo trovare un farmaco riuscisse a fare un doppio lavoro e superare sia la barriera emato-placentare che quella emato-encefalica in modo da colpire il virus attraversandole, anche durante la gravidanza», spiega Castanho, che ha svolto il ruolo di coordinatore del progetto. Un farmaco promettente è costituito dai coniugati peptide-porfirina (PPC, peptide-porphyrin conjugate). Secondo la ricerca sostenuta dal progetto NOVIRUSES2BRAIN(si apre in una nuova finestra), tali coniugati, e in particolare PP-P1, non solo sono in grado di penetrare sia la barriera emato-encefalica che quella emato-placentare, ma si sono anche dimostrati efficaci contro il virus Zika. «La coniugazione peptide-porfirina si presenta come una strategia promettente per colmare la lacuna nel trattamento del virus Zika», osserva Castanho. Il team del progetto ha in definitiva contribuito alla progettazione di due molecole in grado di penetrare la barriera emato-encefalica e quella emato-placentare che, dopo essere state accuratamente testate sugli animali per verificarne la sicurezza e l’efficacia, dispongono di tutte le caratteristiche necessarie per iniziare a essere testate sugli esseri umani.
Al di là del virus Zika
Sebbene il progetto si sia concentrato sul virus Zika, la sua ricerca esercita un impatto molto più ampio: ad esempio, i farmaci proposti possono essere utilizzati per colpire simultaneamente Zika, Dengue e Chikungunya, mentre i metodi sviluppati nell’ambito di NOVIRUSES2BRAIN per somministrare i farmaci nel cervello e nella placenta potrebbero aprire le porte alla cura di altre neoplasie residenti nell’organo cerebrale, come i tumori o il morbo di Alzheimer. Il lavoro realizzato contribuisce inoltre a rafforzare la prontezza di risposta e la preparazione alle pandemie dell’Europa. «Siamo riusciti a mettere a disposizione un antivirale ad ampio spettro che può essere utilizzato contro i virus esistenti e futuri, risultando pertanto utile per i pazienti di oggi e per le vittime delle pandemie di domani», dichiara Castanho, che conclude: «Abbiamo anche fornito conoscenze utilizzabili da altri per creare farmaci in grado di penetrare in maniera migliore il cervello e la placenta.» I ricercatori stanno attualmente lavorando al fine di portare i farmaci proposti dal progetto dalla fase pre-clinica a quella clinica.