Tecniche innovative preannunciano un trattamento efficace delle acque reflue agricole
Il processo di digestione anaerobica, impiegato con successo nel trattamento delle acque reflue prodotte da industrie agroalimentari, ha offerto la possibilità di un procedimento produttivo a bassi costi operativi. Il suo successo potrebbe essere attribuito al disaccoppiamento efficiente del tempo di ritenzione dei solidi (SRT) dal tempo di ritenzione idraulica (HRT) mediante l'immobilizzazione nella biomassa con biofilm o formazioni granulari. Nei bioreattori a membrana anaerobici (AnMBR) la biomassa, fisicamente ritenuta all'interno del reattore, assieme a microrganismi specifici, viene sottoposta a un processo di degradazione. Il permeato, rispetto ad altri sistemi con letto di fango, è privo di cellule o solidi perciò richiede un minor numero di fasi post-trattamento per essere riutilizzato. Sebbene i progressi a livello di prestazioni siano notevoli, l'utilizzo effettivo della tecnologia AnMBR è limitato, principalmente in ragione del costo delle membrane. L'Università di Wageningen (Paesi Bassi), nell'intento di individuare le configurazioni e le procedure operative che riducano ulteriormente il consumo energetico, ha incentrato la propria ricerca sui reattori funzionanti a temperature mesofiliche (30 °C) e termofiliche (50 °C). È stata valutata la fattibilità dei bioreattori a membrana per il trattamento delle acque reflue ad elevato contenuto di solidi sospesi, tenendo in considerazione la capacità di conversione biologica e le prestazioni della membrana. I prototipi di reattore, ciascuno di volume utile pari a 3,7 l, erano dotati di membrane per microfiltrazione in polisolfone sommerse. In condizioni termofiliche sono stati raggiunti livelli di carico elevato e durante le operazioni non sono state rilevate sedimentazioni irreversibili. Per l'utilizzo a lungo termine senza manutenzione o pulitura fisica della membrana, si dovrebbe provvedere ad un miglior controllo delle forze d'attrito sulla superficie della membrana (per diminuire il deposito di particolato) e all'aumento del flusso critico e di quello operativo. L'équipe di ricerca considera interessante l'alternativa di utilizzare in futuro membrane esterne, poiché il controllo del comportamento idraulico del reattore potrebbe essere migliore.