Monitoraggio tramite fibre ottiche delle scorie nucleari smaltite
Le centrali nucleari non sono fonti di energia a elevata intensità di carbonio, ma rappresentano un problema in termini di gestione delle scorie nucleari. Finora i depositi geologici hanno rappresentato l'opzione più promettente per lo stoccaggio sicuro del combustibile esaurito. Il monitoraggio a lungo termine dei depositi è considerato essenziale dati i rischi di contaminazione della falda freatica. Le soluzioni con fibre ottiche godono di ottima considerazione data la loro affidabilità, precisione e longevità. Ciò ha spinto l'Euratom a finanziare un progetto RTD condotto dal Belgian Nuclear Research Centre (SCK-CEN). Collaborando con diversi esperti in rilevazione ottica, l'SCK-CEN ha sviluppato un sensore a fibre ottiche in grado di rilevare livelli anomali di radiazioni ionizzanti. Il prototipo prodotto durante in progetto, chiamato SOMOS, comprendeva speciali fibre ottiche drogate. La radiazione nociva è stata dedotta dall'assorbimento a lunghezze d'onda tra 1300 e 1500 nanometri. Fortunatamente, gli effetti della temperatura erano insignificanti, mentre è stato anche dimostrato che la dipendenza dell'intensità di dose era inferiore a 100Gy/h. SCK-CEN ha condotto esperimenti con un riflettometro ottico nel dominio del tempo (OTDR) per cercare di estendere il sensore a una configurazione distribuita. Mentre alcuni criteri importanti, come risoluzione spaziale, sensibilità e range dinamico, sono stati soddisfatti, le prove indicano la necessità di ulteriori ricerche e sviluppi prima dell'utilizzo. In ogni caso, sforzi come SOMOS garantiranno la possibilità di monitorare correttamente i depositi geologici per lunghi periodi di tempo.