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Contenuto archiviato il 2024-06-18

The development of spatial representations: a prospective and retrospective approach

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Come si sviluppa la rappresentazione spaziale

Durante la nostra vita quotidiana, ci muoviamo con facilità evitando certi oggetti e puntandone altri. Per fare ciò, il cervello deve elaborare una rappresentazione spaziale del nostro ambiente utilizzando la modalità percettiva di base resa possibile grazie a al senso del tatto, della vista e dell’udito.

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Il progetto SPATIALDEVELOPMENT, finanziato dall’UE, ha sciolto questa cornice di riferimento esterna per determinare quanto siamo influenzati dai nostri diversi sensi, studiando bambini e individui a cui mancano dei sensi, mediante l’utilizzo di tecniche di misurazione del comportamento e tecniche di immaginografia cerebrale non invasiva. I ricercatori hanno studiato l’effetto delle caratteristiche degli oggetti, spaziali e non spaziali, sulle prestazioni di differenziazione degli oggetti nei bambini e negli adulti. Lo scopo era quello di scoprire se sono necessari movimenti della mano specifici per differenziare gli oggetti che differiscono solo per una caratteristica (dimensione, forma, consistenza o peso), determinare se si sviluppa il riferimento spaziale e se viene utilizzato in maniera automatica. I risultati indicano che il sistema di riferimento spaziale viene completamente sviluppato e utilizzato in modo automatico a circa otto anni di età. Gli scienziati hanno inoltre studiato l’adattamento visuo-propriocettivo (visione e percezione del corpo è nello spazio) come marcatore per lo sviluppo del sistema di riferimento spaziale. Ciò è stato possibile invitando i partecipanti di età compresa tra gli 8 e i 65 anni ad allineare la propria mano non visibile a un oggetto presente in realtà virtuale 3D. Il feedback è poi stato distorto per suggerire che la posizione o l’allineamento della mano erano diversi, facendo adattare l’oggetto alla distorsione al fine di eseguire bene il compito. I risultati hanno dimostrato che i bambini più piccoli si sono adattati in maniera più lenta (e in misura minore) alle distorsioni del posizionamento della mano, rispetto ai bambini più grandi e agli adulti. Il progetto SPATIALDEVELOPMENT ha fornito nuove informazioni sul funzionamento del cervello umano e ha inoltre sollevato questioni fondamentali. Per esempio: è stato possibile stabilire se il cervello è sufficientemente plastico per l’allenamento dei compiti spaziali, in modo tale da indurre un uso spontaneo del sistema di riferimento spaziale nelle prime fasi dello sviluppo. La conoscenza di come lo spazio viene rappresentato nel cervello umano produrrà risvolti importanti per lo sviluppo di ausili relativi a persone a cui mancano dei sensi, dispositivi come i robot utilizzati in chirurgia e protesi sensoriali.

Parole chiave

Rappresentazione spaziale, SPATIALDEVELOPMENT, individui a cui mancano dei sensi, cornice di riferimento spaziale

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