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Contenuto archiviato il 2023-03-01

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Secondo una valutazione di impatto, la normativa REACH ha scarse possibilità di fungere da catalizzatore per l'innovazione

Uno studio sulla valutazione di impatto delle proposte della Commissione europea per una nuova politica sulle sostanze chimiche, denominata REACH, ha rilevato che le società interessate non aumenterebbero gli investimenti per la ricerca in seguito all'introduzione della dirett...

Uno studio sulla valutazione di impatto delle proposte della Commissione europea per una nuova politica sulle sostanze chimiche, denominata REACH, ha rilevato che le società interessate non aumenterebbero gli investimenti per la ricerca in seguito all'introduzione della direttiva. In base al sistema REACH (registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche), le imprese che producono o importano più di una tonnellata l'anno di una sostanza chimica avrebbero l'obbligo di registrare tale sostanza in una banca dati centralizzata. La Commissione sostiene che l'obiettivo della proposta è migliorare la tutela della salute umana e dell'ambiente, mantenendo al contempo la competitività e rafforzando la capacità innovativa dell'industria chimica europea. Lo studio è stato condotto dalla società di consulenza KPGM, sotto il controllo di un gruppo formato da varie parti interessate, fra cui la Commissione europea, sindacati e organizzazioni non governative (ONG) per la difesa dell'ambiente e dei consumatori. Sulla base di studi di casi nei settori dell'industria automobilistica, dell'elettronica, degli imballaggi flessibili e dei materiali inorganici, la KPGM ha potuto effettuare una valutazione del probabile impatto del sistema REACH su costi, profitti, quote di mercato, portafoglio, delocalizzazione, innovazione e riciclaggio. Per i sostenitori, la direttiva REACH stimolerebbe l'innovazione. Tuttavia, il "ripiegamento economico" previsto dalle società significa che queste ultime non hanno in programma investimenti nella riformulazione o nella riprogettazione dei processi delle sostanze chimiche. Il coinvolgimento in attività di registrazione dei settori di ricerca e sviluppo di alcune società significa che alcune prevedono anche un ritardo nel time-to-market. Un'altra questione sollevata dalle imprese durante la valutazione di impatto riguarda la fattibilità dell'esenzione, nella formula riportata nelle proposte, della ricerca e sviluppo orientata ai prodotti e ai processi. L'ostacolo maggiore per le parti in causa è costituito dall'obbligo di comunicare alla futura agenzia europea delle sostanze chimiche le informazioni pertinenti sugli specifici progetti di ricerca e sviluppo. Un settore in cui la direttiva potrebbe produrre effetti positivi sull'innovazione è quello dei polimeri. Le società che producono sostanze composte in parte da polimeri hanno annunciato l'intenzione di spostare le proprie attività di ricerca verso questo comparto. Il settore automobilistico ha fatto presente le pesanti conseguenze per l'innovazione che la restrizione sulle sostanze potrebbe avere nel caso in cui occorra sviluppare nuove tecnologie e che richiedano una fase di prova prolungata per conquistare la fiducia e l'accettazione dei consumatori. Secondo lo studio, questo aspetto interessa vari livelli del processo, dal fornitore chimico, al formulatore, al consumatore a valle della catena d'approvvigionamento. In una dichiarazione la REACH Alliance, che rappresenta 12 settori industriali, pur dichiarandosi favorevole alle linee principali della direttiva, sottolinea tuttavia le numerose perplessità dei settori coinvolti. La REACH Alliance propone pertanto "obiettivi più mirati" in modo da "riportare REACH agli obiettivi di partenza". Fra le raccomandazioni, l'esenzione dalla direttiva dei rifiuti e materie prime secondarie, nonché l'esenzione di minerali, minerali grezzi, sostanze naturali e di materiali derivati da procedimenti minerali o processi di trasformazione fisici.

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