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Secondo una relazione, occorre unire le forze per migliorare le prestazioni della flotta europea per la ricerca

La flotta europea per la ricerca marina sta dando risultati eccellenti e dispone delle apparecchiature piu complete al mondo. Occorre tuttavia aumentare gli investimenti, in particolare nelle navi regionali, e rafforzare la cooperazione tra le autorita nazionali al fine di gar...

La flotta europea per la ricerca marina sta dando risultati eccellenti e dispone delle apparecchiature piu complete al mondo. Occorre tuttavia aumentare gli investimenti, in particolare nelle navi regionali, e rafforzare la cooperazione tra le autorita nazionali al fine di garantire un utilizzo piu efficiente della flotta esistente. La Commissione europea deve inoltre prevedere finanziamenti nei prossimi programmi quadro per la ricerca a favore di questo importante strumento scientifico. Si tratta di alcune delle piu importanti conclusioni e raccomandazioni contenute in una relazione pubblicata dal Comitato marino della Fondazione europea della scienza (FES). Per oltre un secolo le navi hanno costituito l'unico mezzo per accedere alla superficie del mare, all'acqua e ai fondali marini a scopo di ricerca scientifica. Lo sviluppo di satelliti e piattaforme ha fatto venir meno l'esclusivita di tale mezzo, ma le navi da ricerca e le apparecchiature ad esse associate continuano tuttavia a essere indispensabili per fornire l'enorme insieme di dati necessari a sviluppare modelli numerici per l'evoluzione del clima. Le navi da ricerca sono inoltre essenziali per la campionatura dei fondali marini e per l'assistenza agli osservatori del fondo marino che nel prossimo futuro svolgeranno un ruolo chiave nelle scienze marine. In base alla relazione «European ocean research fleets - towards a common strategy and enhanced use» (Le flotte europee per la ricerca sugli oceani - verso una strategia comune e un impiego maggiore), l'Europa vanta un totale di 46 navi per la ricerca marina, 11 delle quali sono classificate come «globali» (operative su una scala multioceanica), 15 come «oceaniche», e 20 come «regionali». Benche la flotta superi quella a disposizione degli Stati Uniti, il testo evidenzia due aspetti che potrebbero avere implicazioni sul lungo periodo. Il primo e che solo i grandi paesi quali Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito gestiscono navi di classe «globale», di qui l'interrogativo su come consentire agli scienziati dei paesi piu piccoli di avere accesso alla ricerca negli oceani. Il secondo problema e rappresentato dall'eta di molte delle navi, soprattutto quelle considerate regionali. La relazione stima che mentre il numero di navi «globali» si manterra a 10 fino al 2010, le imbarcazioni «oceaniche» diminuiranno da 15 a 12 nel medesimo periodo. Le navi che tuttavia invecchiano piu rapidamente sono quelle delle flotte regionali, che hanno un'eta media di 19 anni. Tale cifra supera gia del 30% l'eta media nominale di 15 anni e mette chiaramente in risalto la necessita di ulteriori finanziamenti per costruire nuove navi da ricerca regionali, suggeriscono gli autori della relazione. Secondo il documento, le apparecchiature utilizzate a bordo di tali navi da ricerca sono «chiaramente all'avanguardia», «denotano prestazioni eccellenti», e sono «le piu complete del mondo». Tuttavia, il loro potenziale utilizzo in Europa continua a non venir sfruttato, si legge nel documento. Un problema e che, benche molte delle strumentazioni piu grandi possano essere facilmente utilizzate su altre navi, la maggior parte di tali strumenti intercambiabili e di proprieta di un numero limitato di paesi. Non esiste alcun sistema o meccanismo di prestito o noleggio di tali apparecchiature per le navi europee, eccetto che per i membri di Ocean Facilities Exchange Group (Gruppo di scambio strutture oceaniche), un sistema di permuta vigente tra sei istituti europei. Per incrementare l'utilizzo di tali risorse, la relazione chiede l'istituzione di piu sistemi di permuta e di programmi congiunti e la condivisione degli investimenti e dei costi di gestione tra i paesi. Le altre questioni da considerare sono quelle correlate all'interoperabilita, al sostegno tecnico, alla programmazione annuale, alla cooperazione al di fuori dell'Europa, alle assicurazioni, ai trasporti e alla dogana. Oltre al ruolo delle autorita nazionali per i finanziamenti e l'agevolazione della cooperazione, la relazione fa riferimento anche alla Commissione europea e a quanto tale organo possa fare per migliorare l'efficienza della flotta attuale e futura per la ricerca. In base a una raccomandazione, la Commissione dovrebbe inserire nei prossimi programmi quadro per la ricerca finanziamenti destinati alla flotta per la ricerca marina, alle apparecchiature e alle questioni correlate di interoperabilita. Gli autori del testo sostengono che il bilancio necessario sarebbe contenuto, ma contribuirebbe a promuovere un'integrazione efficace dei costi. La relazione raccomanda inoltre di inserire le navi da ricerca nella tabella di marcia del forum strategico europeo per le infrastrutture di ricerca (ESFRI), affermando che tale canale garantirebbe l'accesso ai finanziamenti a titolo dell'articolo 185.

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