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Farmaci per la pressione del sangue ampiamente utilizzati potrebbero mettere il cuore in pericolo

Utilizzando dati reali provenienti da due paesi europei, un team di scienziati ha scoperto che un determinato tipo di farmaco prescritto per ridurre la pressione del sangue potrebbe effettivamente aumentare il rischio di arresto cardiaco.

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Progressi scientifici

© lovelyday12, Shutterstock

I farmaci basati su una molecola chiamata diidropiridina sono comunemente prescritti dai medici per trattare l’ipertensione e l’angina, un dolore al petto causato dal flusso ridotto di sangue al cuore. Tuttavia, esiste la possibilità che questi stessi farmaci aumentino il rischio di arresto cardiaco improvviso (SCA, sudden cardiac arrest). Poiché il cuore, durante uno SCA, smette di pompare il sangue al cuore e agli altri organi vitali, un’insufficiente tempestività nel trattamento può essere letale. Lo SCA è responsabile di fino a metà dei decessi causati da malattie cardiovascolari nei paesi industrializzati. Nella maggior parte dei casi, si tratta del risultato di irregolarità letali nel battito cardiaco a seguito di alterazioni nell’attività elettrica del cuore. Tali alterazioni possono essere causate da diversi fattori che interessano i canali ionici del cuore. Quando tali canali sono inibiti, il potenziale d’azione delle cellule cardiache si accorcia. Il potenziale d’azione è la variazione nel potenziale elettrico quando un impulso percorre la membrana di una cellula muscolare o nervosa. Quando la durata del potenziale d’azione si accorcia, possono avvenire le suddette irregolarità del battito cardiaco definite come tachicardia/fibrillazione ventricolare (VT/VF, ventricular tachycardia/fibrillation). Dal momento che i farmaci a base di diidropiridina inibiscono i canali cardiaci del calcio, è sorta la preoccupazione che aumentino il rischio di SCA. I ricercatori supportati dal progetto ESCAPE-NET, finanziato dall’UE, si prefiggono di stabilire se questa preoccupazione sia fondata. Nel loro studio, hanno cercato di stabilire se la nifedipina e l’amlodipina, le due diidropiridine prescritte con maggiore frequenza nei Paesi Bassi, siano legate a un maggiore rischio di arresto cardiaco fuori dall’ospedale (OHCA, out-of-hospital cardiac arrest). Gli scienziati hanno condotto degli studi caso-controllo usando dati provenienti dai registri OHCA con ricorso ai servizi medici di emergenza in base alla popolazione in Danimarca e nei Paesi Bassi. I casi di studio erano vittime di OHCA di almeno 18 anni, con VT/VF documentate per cause cardiache presunte. Un totale di 2 503 casi OHCA è stato abbinato a 10 543 controlli non-OHCA nel registro neerlandese e 8 101 casi OHCA sono stati abbinati a 40 505 controlli non-OHCA nel registro danese.

Risultati della ricerca sui due antagonisti dei canali del calcio

In base ai risultati dello studio, dosi elevate di nifedipina sono correlate a un maggiore rischio di OHCA nella popolazione generale. Tuttavia, ciò non si applica alle dosi basse di nifedipina o a qualsiasi dose di amlodipina. I ricercatori hanno rilevato differenze nelle proprietà elettrofisiologiche cellulari delle concentrazioni di impiego clinico tra i farmaci e hanno raccomandato un’attenta titolazione della nifedipina. Come spiegano gli autori nello studio, «l’accorciamento del potenziale d’azione (AP, action potential) potrebbe contribuire all’aumento nel rischio di OHCA delle dosi elevate di nifedipina. Questo potrebbe anche spiegare il motivo per cui dosi elevate di nifedipina, ma non dosi basse di nifedipina o amlodipina, siano associate a un rischio aumentato di OHCA: le dosi elevate di nifedipina causano un accorciamento di AP superiore rispetto a entrambe le altre condizioni. Da segnalare che, sebbene l’amlodipina inibisca i canali cardiaci del calcio di tipo L in concentrazioni analoghe a quelle della nifedipina, la portata dell’inibizione delle correnti di calcio di tipo L (ICa,L, L-type calcium currents) nella pratica clinica è inferiore per l’amlodipina rispetto alla nifedipina in quanto i dosaggi prescritti (e le concentrazioni plasmatiche) per l’amlodipina sono significativamente inferiori». I risultati del progetto ESCAPE-NET (European Sudden Cardiac Arrest network: towards Prevention, Education and NEw Treatment) forniscono indizi che potrebbero aiutare la formazione di strategie future per prevenire tale effetto avverso della nifedipina. Secondo gli autori, tali strategie potrebbero comportare la selezione di persone vulnerabili e una limitazione ai dosaggi prescritti. Per ulteriori informazioni, consultare: sito web del progetto ESCAPE-NET

Paesi

Paesi Bassi