Mappatura sismica del gas metano libero nel Mar Baltico
Con meno del 2% di metano rilasciato nell'atmosfera, l'ambiente marino ricopre un ruolo secondario nel bilancio energetico della Terra. Il contenuto del metano atmosferico influenza però in modo significativo l'assorbimento di radiazioni nello spettro dell'infrarosso e le reazioni fotochimiche, con serie implicazioni sull'ambiente locale e i futuri cambiamenti climatici. La maggior parte del metano rilasciato dall'ambiente marino si forma nella fase finale del degrado microbico del materiale organico depositato sul fondo marino e sepolto nei sedimenti del margine oceanico. Per ottenere stime affidabili del rilascio di metano dal fondo del mare, è importante avere una visione d'assieme quanto più precisa possibile della presenza di gas metano e della sua prossimità al fondo marino. A tal fine, i ricercatori del GEUS (Geological Survey of Denmark and Greenland) di Copenaghen hanno esaminato i dati sismici dei bassifondi ottenuti da numerosi indagini condotte nello Shagerrak e nell'area occidentale del Mar Baltico. Le informazioni fornite dalle mappe compilate sulla base di vari rapporti di precedenti indagini sul terreno sono state riunite con i nuovi dati ottenuti nel corso di crociere condotte nell'ambito del progetto METROL. In base ai profili sismici così raccolti, è stata prodotta una carta isocronica con l'indicazione delle profondità subfondale del gas metano libero, che permette una visione accurata di tutte le presenze di gas metano nei sedimenti marini. La mappa del gas dei bassifondi è stata archiviata digitalmente come shapefile ESRI®, un tipo di file che offre la possibilità di visualizzarla a qualsiasi scala grazie all'opportuno software d'informazione geografica GIS (Geographic Information System). La base di dati delle profondità del gas in bassifondi è stata prodotta per consentire una migliore comprensione dei controlli geologici sul rilascio di metano dal fondo del mare, ma può servire anche per altri scopi. Se opportunamente calibrata con i dati di chimica idrostatica dei sedimenti, può fornire informazioni sulla condizione di aree ecologicamente vulnerabili, come ad esempio estuari e baie sottoposte a eutrofizzazione a lungo termine dovuta all'aumentato rilascio di nutrienti da parte di fabbriche a forte produzione.