59. Micro(nano)plastiche nell’ambiente: cosa sta succedendo?
Questa trascrizione è stata prodotta con l’intelligenza artificiale.
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Abigail Acton
Salve. Benvenuti a questo episodio di CORDIScovery. Io sono Abigail Acton. Molti di noi guardano con apprensione alla quantità di nano e microplastiche presenti nel nostro ambiente, quindi se vi state chiedendo quale possa essere il loro impatto, continuate ad ascoltare. L’aumento esponenziale della produzione e dell’uso della plastica si traduce in un aumento dei rifiuti plastici nell’ambiente, che vengono continuamente degradati in particelle sempre più piccole.
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Abigail Acton
L’usura degli pneumatici, la decomposizione dei tessuti, la plastica utilizzata in agricoltura o i rifiuti abbandonati: sono solo alcuni esempi dei tanti modi in cui la plastica si insinua nel nostro ambiente, finendo nell’acqua potabile, nell’aria e nella catena alimentare attraverso il suolo. La presenza di microplastiche nell’oceano è stata ampiamente studiata negli ultimi decenni, ma l’esistenza di microplastiche nel suolo è diventata solo di recente un importante argomento di ricerca, e tale ricerca sta dimostrando che le piante subiscono alterazioni a causa dell’esposizione a esse.
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Abigail Acton
Nelle piante sono state registrate significative risposte fisiologiche alle microplastiche; tra queste figurano, ad esempio, una diminuzione della clorofilla e livelli elevati di ormoni dello stress riscontrati sia nelle colture di laboratorio che in quelle in campo a causa della presenza di microplastiche nel suolo. Nonostante i recenti sforzi per valutare i rischi per le persone associati alle micro e nanoplastiche, non ne sappiamo ancora abbastanza. Una delle ragioni è la mancanza di metodi affidabili e convalidati in grado di generare i dati scientifici di cui abbiamo bisogno.
00:01:45:14 - 00:02:09:20
Abigail Acton
I nostri ospiti di oggi, il cui lavoro è stato sostenuto dai finanziamenti dell’UE per la ricerca e l’innovazione, possono aiutarci a comprendere meglio cosa sta succedendo. Luca Nizzetto è capo ricercatore presso l’Istituto norvegese per la ricerca sulle acque, a Oslo. Ha coordinato ricerche internazionali pionieristiche sull’inquinamento da plastica negli ecosistemi agricoli, che hanno dimostrato la presenza diffusa di microplastiche e il loro impatto sulla fertilità del suolo e sulle colture.
00:02:09:21 - 00:02:11:12
Abigail Acton
Buongiorno, Luca. Benvenuto.
00:02:11:14 - 00:02:14:04
Luca Nizzetto
Buongiorno. Grazie mille. Sono molto felice di essere qui.
00:02:14:04 - 00:02:29:18
Abigail Acton
Siamo molto felici di averla qui. Alba Hernández è professoressa di Genetica e responsabile del Gruppo di mutagenesi presso l’Università Autonoma di Barcellona. È particolarmente interessata a come gli agenti contaminanti emergenti possano contribuire a effetti a lungo termine sulla salute umana. Benvenuta, Alba.
00:02:29:20 - 00:02:34:05
Alba Hernández Bonilla
Buongiorno a tutti. È davvero un piacere per me essere qui con voi.
00:02:34:07 - 00:02:44:22
Abigail Acton
Mark Morrison è consulente senior presso Optimat, a Glasgow. Si occupa principalmente di come gli organismi viventi possano essere utilizzati nello sviluppo di nuovi processi sostenibili. Buongiorno, Mark.
00:02:44:24 - 00:02:48:04
Mark Morrison
Buongiorno, Abigail. Sono davvero lieto di essere qui con tutti voi.
00:02:48:06 - 00:03:03:17
Abigail Acton
Fantastico. Luca, partiamo da lei. Il progetto PAPILLONS si è posto l’obiettivo di migliorare la comprensione dell’impatto ambientale che la plastica utilizzata in agricoltura ha sull’ambiente man mano che si degrada. Perché proprio questo settore di ricerca? Cosa l’ha attirata verso questo argomento?
00:03:03:19 - 00:03:26:22
Luca Nizzetto
Grazie. Dopo aver iniziato la mia carriera nella Marina Militare italiana, formandomi per diventare ufficiale di marina all’età di 20 anni, mi sono reso conto che la mia motivazione più profonda era in realtà rivolta alla natura piuttosto che alle armi. Mi sono quindi orientato verso le scienze naturali, pienamente consapevole che stiamo vivendo una delle crisi ambientali più gravi nella storia del pianeta.
00:03:26:24 - 00:03:43:08
Luca Nizzetto
Una vera e propria guerra, se vogliamo. Causata dai cambiamenti climatici, dalla perdita di biodiversità e dall’inquinamento. Ho scelto di concentrarmi sull’inquinamento, forse la meno compresa tra queste cause, e ovviamente anche un fattore determinante nel deterioramento della salute umana.
00:03:43:12 - 00:03:44:17
Abigail Acton
Assolutamente.
00:03:44:19 - 00:04:01:14
Luca Nizzetto
L’inquinamento assume molte forme e comprende la plastica e le microplastiche, come ha giustamente anticipato. Negli ultimi dieci anni, il mio contributo si è concentrato principalmente sulla ricerca sulle microplastiche nell’ambiente terrestre. All’epoca si trattava di un nuovo ramo di studio in questo campo.
00:04:01:15 - 00:04:09:13
Abigail Acton
Ok. Fantastico. Quindi, quando parliamo della cosiddetta plastica ambientale, cosa intendiamo attualmente? Chiariamo bene di cosa stiamo parlando oggi.
00:04:09:14 - 00:04:26:23
Luca Nizzetto
Sì. Ebbene, ogni anno da 60 a 80 milioni di tonnellate di plastica gestita in modo improprio finiscono nell’ambiente terrestre. Si tratta di una quantità enorme di plastica. Potrebbe equivalere, ad esempio, a circa 3 milioni di container standard come quelli trasportati dalle navi da carico in tutto il mondo.
00:04:26:23 - 00:04:28:03
Abigail Acton
Incredibile!
00:04:28:05 - 00:04:39:15
Luca Nizzetto
L’inquinamento da plastica non è quindi solo un problema di rifiuti, ma un fenomeno di rilevanza planetaria. La plastica che raggiunge l’ambiente è chiamata plastica ambientale.
00:04:39:20 - 00:05:12:17
Luca Nizzetto
La maggior parte di essa è attualmente presente sotto forma di detriti di grandi dimensioni, come rifiuti abbandonati, gestiti in modo improprio o smaltiti illegalmente. Ma la frammentazione in micro e nanoplastica è inevitabile. Queste particelle sono persistenti e mobili e possono diffondersi su un’ampia area geografica, perché il suolo funge da importante, forse principale, ricettacolo a livello globale. La microplastica può influire sulla salute del suolo e delle piante. Le microplastiche di piccole dimensioni e la nanoplastica possono accumularsi nelle piante dopo essere entrate attraverso le radici.
00:05:12:18 - 00:05:18:00
Luca Nizzetto
In questo modo raggiungono le parti commestibili ed entrano nella catena alimentare umana.
00:05:18:02 - 00:05:30:08
Abigail Acton
Molto chiaro. Si tratta di una quantità enorme. Davvero. Cosa ha fatto PAPILLONS per capire meglio le loro ripercussioni sulla salute umana tramite l’agricoltura?
00:05:30:09 - 00:05:57:12
Luca Nizzetto
Naturalmente, grazie al sostegno del programma quadro Orizzonte, abbiamo potuto unire le forze di 20 istituti di ricerca europei per fare chiarezza, per la prima volta, sulle fonti, sulla presenza e sugli impatti della microplastica in agricoltura su scala europea. Ad esempio, sviluppiamo metodi per quantificare la quantità e il tipo di plastica usata in agricoltura nelle diverse regioni d’Europa.
00:05:57:16 - 00:06:08:09
Luca Nizzetto
La creazione di un atlante europeo dei rifiuti di plastica in agricoltura aiuta a stimare i rischi di esposizione, ma contribuisce anche a pianificare opzioni di gestione dei rifiuti migliori.
00:06:08:11 - 00:06:20:22
Abigail Acton
E questo atlante (una bella descrizione del prodotto) può essere consultato da tutti? Chiunque può consultarlo o è destinato esclusivamente, come dire, ad altri scienziati e a un gruppo ristretto?
00:06:20:24 - 00:06:40:17
Luca Nizzetto
Naturalmente abbiamo un link sulla nostra pagina web, ed è accessibile. Chiunque può esplorarlo e cercare di farsi un’idea, ad esempio, di quale sia la quantità di plastica nella propria regione. L’Atlante si trova sul nostro sito web papillons-h2020.eu.
00:06:40:19 - 00:06:46:20
Abigail Acton
Ok. Si chiama PAPILLONS, P-A-P-I-L-L-O-N-S, giusto?
00:06:46:21 - 00:06:47:18
Luca Nizzetto
Esatto.
00:06:47:19 - 00:06:56:21
Abigail Acton
Fantastico. Quindi il vostro meraviglioso atlante può mostrare alle persone la distribuzione di questa plastica problematica. Cos’altro ha fatto il progetto?
00:06:56:23 - 00:07:45:11
Luca Nizzetto
Abbiamo potuto, ad esempio, progettare esperimenti molto sofisticati in laboratori attrezzati per riprodurre le condizioni ambientali. L’obiettivo era comprendere come la plastica si muova all’interno del suolo e da esso, e come si accumuli o influisca sul suolo, sugli organismi e sulle piante. Abbiamo anche progettato esperimenti su larga scala in campi agricoli reali, contemporaneamente nell’Europa meridionale, centrale e settentrionale. Abbiamo aggiunto artificialmente microplastiche al suolo in modo controllato, per studiare a lungo termine (ad esempio per due anni o più) i cambiamenti della salute del suolo, della fertilità e delle prestazioni delle piante, nonché le caratteristiche nutrizionali delle colture influenzate dalla plastica.
00:07:45:15 - 00:08:17:21
Luca Nizzetto
Infine, e soprattutto, siamo anche riusciti a condurre il primo monitoraggio europeo su larga scala delle microplastiche nei suoli agricoli, superando diversi problemi tecnici legati alle analisi complesse necessarie per identificare e misurare queste minuscole particelle nel suolo. Potete immaginare che sia come cercare un ago in un pagliaio. Tuttavia, siamo riusciti a visitare oltre 70 siti in tutta Europa e a fornire la prima panoramica del grado di contaminazione dell’Europa da parte di questi contaminanti.
00:08:17:22 - 00:08:30:03
Abigail Acton
Ok, sembra un approccio molto approfondito, e avete ottenuto risultati significativi. Può dirci qualcosa in più su ciò che avete effettivamente appurato attraverso questi esperimenti?
00:08:30:05 - 00:09:10:20
Luca Nizzetto
Certamente: abbiamo scoperto che le microplastiche sono purtroppo già molto diffuse nei suoli europei, con punti critici in cui la percentuale di plastica nel suolo varia dallo 0,1 % allo 0,8 % in peso. Si tratta di una concentrazione molto elevata, ben al di sopra dei livelli che causano effetti. L’uso della plastica in agricoltura è una fonte importante di questo inquinamento, ma non è l’unica: la concimazione con fanghi di depurazione o compost contaminato, così come la deposizione atmosferica diffusa di piccole particelle di plastica trasportate dall’aria, possono, in alcune località, rappresentare le fonti dominanti.
00:09:10:22 - 00:09:27:18
Luca Nizzetto
Abbiamo inoltre riscontrato che le proprietà del suolo possono essere influenzate da questo inquinamento già a livelli ambientalmente plausibili. In particolare, le microplastiche interferiscono con il ciclo dei nutrienti a livello di campo, che è fondamentale per la fertilità del suolo.
00:09:27:21 - 00:09:30:06
Abigail Acton
E cosa significa tutto ciò, in definitiva?
00:09:30:08 - 00:09:58:15
Luca Nizzetto
Significa che per mantenere la produttività nella produzione alimentare in agricoltura, gli agricoltori potrebbero dover adottare pratiche diverse o trattare il proprio suolo in modo diverso, soprattutto in una prospettiva futura, quando tali livelli aumenteranno. Dobbiamo tenere a mente questo triste dato di fatto. Forse siamo all’inizio di una traiettoria ascendente.
00:09:58:16 - 00:10:16:18
Abigail Acton
Questo si ricollega molto bene alla mia ultima domanda. Come lei afferma, sappiamo già che ci sono grandi quantità di plastica che devono ancora degradarsi. Quindi, per quanto riguarda la sua ricerca e ciò che ha scoperto, in che modo spera che ciò si rifletta nel processo decisionale politico? In che modo, secondo lei, può cambiare le cose o migliorarle?
00:10:16:19 - 00:11:00:04
Luca Nizzetto
Certo. Questa scoperta solleva preoccupazioni per il futuro della sicurezza alimentare e della disponibilità di cibo. Quando parliamo di effetti sulla fertilità del suolo, dobbiamo ricordare che, come abbiamo appena detto, la microplastica è destinata ad aumentare in futuro. Le microplastiche di piccole dimensioni vengono assorbite dalle colture. E questo diventa anche motivo di preoccupazione per la salute umana. Pertanto, la politica deve adottare l’approccio “One Health”, in cui la tutela dell’ambiente e quella della salute umana sono considerate un unico problema integrato.
00:11:00:08 - 00:11:08:19
Abigail Acton
Fantastico. Mi risulta che i vostri risultati siano già stati trasmessi ad alcuni responsabili delle politiche. In che modo questi risultati stanno influenzando i recenti articoli su questo argomento?
00:11:08:22 - 00:11:52:09
Luca Nizzetto
Sì, siamo stati coinvolti molto attivamente nei dialoghi con la Commissione Europea, che si è dimostrata attenta agli sviluppi e alle scoperte di questo progetto. Mentre operavamo di fatto in parallelo allo sviluppo del quadro politico per la protezione del suolo, la cosiddetta legge sul monitoraggio del suolo, siamo riusciti all’ultimo minuto, appena pochi giorni prima della sua approvazione definitiva, a garantire che le microplastiche fossero menzionate nella normativa come contaminanti critici del suolo da tenere in considerazione nelle future normative e azioni di monitoraggio.
00:11:52:09 - 00:11:53:18
Abigail Acton
Ottimo.
00:11:53:19 - 00:11:58:16
Luca Nizzetto
Siamo molto felici di essere riusciti a ottenere questo primo risultato.
00:11:58:17 - 00:12:11:07
Abigail Acton
Eccellente. Si tratta di un risultato concreto del progetto, qualcosa di cui sono certa vi sentirete orgogliosi. Fantastico. Grazie mille. È stata un’ottima spiegazione. Grazie, Luca. Qualcuno ha domande od osservazioni? Sì. Alba.
00:12:11:11 - 00:12:25:09
Alba Hernández Bonilla
Sì. Vorrei chiedere a Luca: in base alla sua esperienza, quale pensa sia oggi la sfida più importante, dal punto di vista metodologico, per comprendere l’esposizione e quantificarla nell’ambiente?
00:12:25:13 - 00:13:02:13
Luca Nizzetto
Sì. Grazie mille. C’è una sfida evidente: l’alto costo degli studi di monitoraggio. L’analisi delle microplastiche nel suolo costa circa 1 500 EUR per campione. Questo è un forte fattore limitante per eseguire un monitoraggio di routine a livello nazionale, ad esempio. Quindi dobbiamo snellire il processo e sostenere l’attuazione del prossimo regolamento sulla protezione ambientale.
00:13:02:14 - 00:13:19:01
Abigail Acton
L’intelligenza artificiale potrebbe essere d’aiuto? A volte ospitiamo nel nostro programma esperti che raccontano come la spettrometria di massa aiuti a individuare le composizioni chimiche all’interno di un contesto più ampio. Se si potesse usare una sorta di sensore e poi farne interpretare i dati dall’intelligenza artificiale, non renderebbe le cose molto più veloci e semplici?
00:13:19:02 - 00:13:41:22
Luca Nizzetto
Certo. Esistono diverse tecniche per rilevare queste microplastiche. Una di queste impiega la spettrometria di massa, che promette di farlo in modo più veloce ed efficiente. In realtà, la plastica è composta principalmente da carbonio e idrogeno, proprio come la maggior parte dei componenti organici del suolo.
00:13:41:24 - 00:13:42:14
Abigail Acton
Sì.
00:13:42:15 - 00:13:48:15
Luca Nizzetto
Quindi è ancora molto difficile ottenere un segnale chiaro che sia correlato univocamente alla plastica.
00:13:48:16 - 00:13:50:19
Abigail Acton
Sì, questo complica un po’ le cose.
00:13:50:20 - 00:14:20:15
Luca Nizzetto
Esatto. D’altra parte, l’approccio che adottiamo comprende sofisticati microscopi a spettroscopia infrarossa. Questi strumenti sono in grado di riconoscere contemporaneamente il polimero e di fornirci informazioni sulla forma e sul colore della plastica. Questo è fondamentale per identificare, ad esempio, le fonti che ci indicano quali sono le priorità e su cosa dovremmo concentrarci per arginare l’inquinamento.
00:14:20:19 - 00:14:38:13
Abigail Acton
Perfetto. Eccellente. Molto interessante. È molto interessante sapere quali strumenti state effettivamente usando per individuarle, oltre all’idea di riuscire a identificare le fonti. Certo. Si tratta di un aspetto molto importante. Grazie mille. Alba, ora passiamo a lei: combinando l’uso di ricerche all’avanguardia e metodi di analisi convalidati...
00:14:38:14 - 00:14:52:08
Abigail Acton
... PLASTICHEAL ha stabilito solide prove scientifiche su come le microplastiche ambientali interagiscono con il corpo umano. Quindi ora sappiamo che là fuori c’è molta plastica. Ma quali sono effettivamente gli effetti che questa ha su di noi? Alba.
00:14:52:10 - 00:15:22:17
Alba Hernández Bonilla
Sì. In realtà ci sono già molte informazioni sulla quantità di microplastica presente nell’ambiente, ma mancano ancora molte informazioni su ciò che questa può effettivamente fare all’interno dei nostri corpi. Sappiamo che le persone sono continuamente esposte a questa microplastica attraverso l’aria che respirano, il cibo che mangiano e l’acqua che bevono. La domanda è quindi: quali potrebbero essere le conseguenze di questa esposizione sulla salute umana nel lungo periodo?
00:15:22:19 - 00:15:49:24
Alba Hernández Bonilla
Per rispondere a questa domanda, considerare le dimensioni è molto importante in questo contesto, perché molte microplastiche sono troppo grandi per attraversare le barriere naturali del corpo. Si tratta dei polmoni e dell’intestino. Ma le nanoplastiche sono abbastanza piccole da poter potenzialmente passare, trasferite dai polmoni all’intestino e da lì nel flusso sanguigno; poi si diffondono in tutto il corpo raggiungendo i diversi organi, dove possono accumularsi nel tempo.
00:15:50:00 - 00:15:50:11
Abigail Acton
Ok.
00:15:50:12 - 00:15:59:22
Alba Hernández Bonilla
Ecco perché mi sono interessata in particolare alle nanoplastiche, ovvero quelle più piccole, e ai possibili effetti a lungo termine.
00:16:00:01 - 00:16:07:14
Abigail Acton
Ottimo. Chiaramente è un aspetto che va approfondito. Cosa ha fatto PLASTICHEAL per cercare di comprendere questa connessione?
00:16:07:15 - 00:16:36:08
Alba Hernández Bonilla
Una cosa che abbiamo cercato di fare è stata riprodurre il più fedelmente possibile le condizioni di esposizione più vicine alla vita reale. Molti studi di laboratorio espongono le cellule a concentrazioni molto elevate di microplastiche per un breve periodo di tempo. Questo è molto utile per capire se le microplastiche sono tossiche o meno, ma potrebbe non riflettere realmente ciò che accade nella vita di tutti i giorni, dove le persone sono esposte a livelli molto più bassi per molti anni.
00:16:36:08 - 00:16:50:23
Alba Hernández Bonilla
Abbiamo quindi cercato di sviluppare modelli di laboratorio avanzati a lungo termine usando cellule umane. Abbiamo poi esposto queste cellule a concentrazioni basse di nanoplastiche per periodi prolungati, monitorando ciò che accadeva nel corso del tempo.
00:16:50:24 - 00:16:51:09
Abigail Acton
Ok.
00:16:51:10 - 00:17:01:22
Alba Hernández Bonilla
In questo scenario ci concentriamo su due tipi di cellule: le cellule epiteliali, che sono quelle presenti nel rivestimento degli organi...
00:17:01:24 - 00:17:28:04
Alba Hernández Bonilla
le prime a entrare in contatto con la sostanza contaminante, e su quelle staminali, che sono cellule longeve per rinnovare i tessuti durante l’intero corso della vita. In questi contesti abbiamo esaminato diversi processi biologici, dopo aver esposto queste cellule nel corso del tempo. Abbiamo osservato, ad esempio, in quali casi l’attivazione o la disattivazione dei geni avviene in modo diverso.
00:17:28:05 - 00:17:45:07
Alba Hernández Bonilla
Abbiamo osservato se si accumulano danni al DNA, se le cellule modificano il modo in cui crescono o comunicano tra loro e se iniziano ad acquisire caratteristiche che normalmente associamo alle prime fasi dello sviluppo del cancro.
00:17:45:08 - 00:17:49:06
Abigail Acton
Grazie. Molto interessante. E cosa avete scoperto?
00:17:49:07 - 00:18:16:09
Alba Hernández Bonilla
Una delle cose più interessanti che abbiamo scoperto è che anche a queste basse concentrazioni, a queste basse dosi (che sono dosi realistiche che possiamo incontrare nell’ambiente) vediamo come queste cellule epiteliali e le staminali iniziano a comportarsi in modo diverso a livello molecolare. Quindi i loro geni e alcuni dei loro processi biologici cambiano a causa dell’esposizione cronica a lungo termine.
00:18:16:10 - 00:18:26:18
Alba Hernández Bonilla
Quindi le cellule smettono di comportarsi come cellule sane e iniziano a comportarsi in un modo che associamo al fenotipo tumorale, come cellule tumorali.
00:18:26:20 - 00:18:34:06
Abigail Acton
Grazie. Ma ovviamente, giusto per chiarire, non stiamo dicendo necessariamente che esista una connessione diretta tra l’esposizione e il cancro.
00:18:34:07 - 00:19:05:24
Alba Hernández Bonilla
In realtà la scienza non è mai così semplice. Non c’è un nesso chiaro tra l’esposizione alle nanoplastiche e il cancro, ma ciò che è importante è che osserviamo un’associazione di alterazioni dei processi biologici che sono in qualche modo collegati al cancro. Quindi, anche se non si tratta di un nesso diretto, vi sono alcuni indizi che dobbiamo approfondire. Ciò che accade dopo un’esposizione a lungo termine è una chiara indicazione del fatto che dovremmo esaminare la questione in modo più realistico.
00:19:05:24 - 00:19:11:04
Alba Hernández Bonilla
Cosa succede alle cellule e ai tessuti in queste condizioni realistiche di esposizione?
00:19:11:06 - 00:19:13:08
Abigail Acton
Capisco. Quindi chiaramente c’è un’alterazione.
00:19:13:09 - 00:19:14:00
Alba Hernández Bonilla
Sì.
00:19:14:01 - 00:19:20:24
Abigail Acton
Grazie. Se pensiamo alle generazioni future, Alba, quali pensa siano i punti chiave da considerare nell’ambito del suo progetto?
00:19:21:01 - 00:19:51:22
Alba Hernández Bonilla
Spesso penso a quello che chiamo «il ciclo infinito dei contaminanti ambientali». In genere abbiamo osservato questo fenomeno con molti contaminanti. C’è un prodotto che viene immesso sul mercato con la pretesa di essere sicuro, poi entra a far parte di quelli di uso quotidiano, comincia a diffondersi nell’ambiente e, molto, molto più tardi, 10 o 20 anni dopo, iniziamo a notare che potrebbe essere dannoso per la salute umana, e solo allora interveniamo.
00:19:51:23 - 00:20:20:15
Alba Hernández Bonilla
Penso sia importante evidenziare che proprio questo stiamo osservando oggi per le micro e nanoplastiche. Ci stiamo rendendo conto che potrebbero essere dannose. Vorrei che i miei risultati contribuiscano in qualche modo a spezzare questo ciclo e ad accorciare i tempi necessari per intervenire concretamente, qualora dovessimo constatare che queste micro e nanoplastiche rappresentano davvero un problema per la nostra salute.
00:20:20:16 - 00:20:30:13
Abigail Acton
Ottimo. Ok. Grazie. Grazie mille per l’importante lavoro e per la spiegazione molto chiara. La ringraziamo. Qualcuno ha osservazioni da fare ad Alba? Prego, Mark.
00:20:30:15 - 00:20:31:05
Mark Morrison
Buongiorno, Alba.
00:20:31:06 - 00:20:31:17
Alba Hernández Bonilla
Buongiorno.
00:20:31:21 - 00:20:42:04
Mark Morrison
Ha notato delle differenze tra i diversi tipi di plastica? Ha esaminato molte nanoplastiche diverse. C’erano polimeri peggiori di altri?
00:20:42:05 - 00:21:10:13
Alba Hernández Bonilla
Sì. È una domanda davvero interessante e pertinente, perché in questo esperimento abbiamo cercato di riprodurre uno scenario realistico. Abbiamo usato diverse nanoplastiche: alcune di esse sono molto simili a quelle che abbiamo trovato nell’ambiente. Provenivano, ad esempio, da bottiglie di plastica o bustine di tè, e rispecchiano molto bene le caratteristiche di ciò che abbiamo trovato nell’ambiente.
00:21:10:13 - 00:21:42:19
Alba Hernández Bonilla
Altre plastiche che abbiamo utilizzato sono invece più artificiali, per così dire, e non assomigliano molto a quelle che abbiamo rinvenuto in natura. Secondo le nostre osservazioni, le plastiche che assomigliano maggiormente a quelle presenti in natura sono quelle che influenzano maggiormente le cellule. Esiste quindi una correlazione tra il grado di realismo del materiale e l’importanza e la rilevanza dei risultati che otteniamo.
00:21:42:20 - 00:22:01:09
Alba Hernández Bonilla
Penso quindi che sia molto importante che la comunità scientifica si concentri esclusivamente su queste micro e nanoplastiche realistiche, tralasciando tutti quei materiali di prova che non sono simili a ciò che troviamo nell’ambiente.
00:22:01:14 - 00:22:18:08
Abigail Acton
Ok. Fantastico. Grazie mille. Interessante. Ora passiamo a lei, Mark. Anche PlasticsFatE ha studiato come reagiamo alle micro e nanoparticelle presenti nel nostro ambiente, ma esamina l’impatto delle microplastiche sul corpo umano con un approccio leggermente diverso. Cosa può dirmi a riguardo?
00:22:18:10 - 00:22:45:21
Mark Morrison
Sì. Lo spiego subito, Abigail. Volevamo capire come le micro e nanoplastiche (o MNP come le chiamerò nel resto di questo breve intervento) si comportino nel mondo reale, non solo in condizioni di laboratorio. Nel mondo reale, come abbiamo sentito dagli altri relatori, non sono mai incontaminate, ma sono ricoperte da sostanze diverse, ovvero da contaminanti biologici e chimici.
00:22:45:21 - 00:23:13:08
Mark Morrison
Basta guardare la plastica che si trova su una spiaggia, in un campo o altrove. Spesso è sporca o unta, o altro. Ci interessava capire quali fossero gli effetti della plastica e quali fossero gli effetti della plastica insieme ai contaminanti. Inoltre, come ha menzionato Alba, volevamo capire quali fossero le differenze tra i vari tipi di plastica: siamo esposti al PET delle bottiglie di plastica, al polietilene degli imballaggi.
00:23:13:08 - 00:23:46:07
Mark Morrison
Cosa succede quando vengono frammentate in particelle di diverse dimensioni, micro e nanometriche? Cosa succede se hanno forme diverse? Le abbiamo esaminate sia in condizioni incontaminate, così come si trovano in un prodotto puro, sia dopo averle contaminate. Abbiamo quindi rivestito le microplastiche con batteri presenti negli ambienti marini, lacustri e nelle acque salmastre, mentre le nanoplastiche sono state rivestite con sostanze chimiche spesso impiegate nella produzione della plastica.
00:23:46:07 - 00:24:12:16
Mark Morrison
Le abbiamo studiate in sistemi cellulari che replicavano le vie normali o più comuni attraverso cui le persone vi sono esposte. Abbiamo quindi esaminato principalmente il tratto gastrointestinale, ma anche le vie respiratorie, misurando gli effetti di queste particelle in termini di cambiamenti nell’espressione genica e nell’attività proteica.
00:24:12:18 - 00:24:32:17
Abigail Acton
Mi sembra un’analisi molto approfondita e anche assolutamente necessaria: chiaramente si tratta di un approccio che esamina la situazione realistica in cui potremmo trovarci, le parti del nostro corpo che potrebbero davvero essere interessate da frammenti di plastica contaminati da sostanze che, realisticamente, potrebbero trovarsi nel corpo. È già stato fatto in passato? Perché sembra una cosa logica da fare.
00:24:32:19 - 00:24:59:19
Mark Morrison
Forse non a questo livello. Si tratta di uno dei grandi contributi di PlasticsFatE, insieme ad altri progetti, perché facevamo parte di un cluster di cinque progetti finanziati nell’ambito dello stesso bando, parte del cluster CUSP per dare maggiore coerenza a questo approccio. Quindi «armonizzazione» era la parola chiave in questo contesto. Molti dei ricercatori coinvolti nel nostro e in altri progetti avevano già lavorato in passato con i nanomateriali ingegnerizzati.
00:24:59:19 - 00:25:23:06
Mark Morrison
Le prime fasi di quella ricerca avevano rivelato risultati piuttosto diversi, perché, in effetti, i ricercatori che studiavano i nanomateriali ingegnerizzati usavano tipi diversi di materiali. Non erano stati descritti bene e, dal momento che i metodi erano diversi, ottenevano risultati differenti. Partimmo quindi dalla premessa di usare una serie di materiali ben descritti.
00:25:23:06 - 00:25:43:22
Mark Morrison
Abbiamo quindi preso diversi tipi di plastica, li abbiamo realizzati in diverse dimensioni e forme e li abbiamo descritti molto accuratamente, poi abbiamo usato quelle serie in tutti i nostri esperimenti: così abbiamo potuto riflettere sui risultati e su quali erano dovuti al tipo di plastica, alle dimensioni, alla forma e all’agente contaminante che stavamo esaminando...
00:25:43:23 - 00:25:44:14
Abigail Acton
Ottimo.
00:25:44:16 - 00:25:46:00
Mark Morrison
... e alla combinazione di questi due fattori.
00:25:46:02 - 00:25:56:23
Abigail Acton
Sembra un approccio molto completo. Sì, la standardizzazione è chiaramente molto importante, altrimenti non sappiamo se stiamo confrontando cose simili tra loro. Ovviamente devo chiederle: cosa ha scoperto e quali sono le implicazioni di ciò che ha riscontrato?
00:25:57:04 - 00:26:21:13
Mark Morrison
Abbiamo scoperto qualcosa di davvero interessante: come già menzionato in precedenza, esistono quelli che vengono definiti effetti acuti ed effetti a lungo termine. Per quanto riguarda la plastica vergine (noi abbiamo esaminato i tipi più comuni come il PET e il polietilene) l’effetto era minimo in un periodo acuto, ovvero in un breve lasso di tempo. Quando l’abbiamo esaminata dopo la contaminazione...
00:26:21:13 - 00:26:57:00
Mark Morrison
... nelle microplastiche contaminate da batteri, abbiamo iniziato a osservare cambiamenti nelle risposte cellulari nei nostri modelli. Erano particolarmente evidenti nel modello del tratto gastrointestinale e in quelli che riflettevano le condizioni di persone con disturbi gastrointestinali. In questi casi, le risposte cellulari erano piuttosto alterate. Abbiamo inoltre osservato che, in quelle circostanze, i batteri che aderivano alle microplastiche presentavano un’incidenza molto più elevata di trasferimento genetico tra batteri.
00:26:57:00 - 00:27:19:22
Mark Morrison
Quindi questo potrebbe avere implicazioni sulla diffusione della resistenza agli antibiotici. Per quanto riguarda le nanoplastiche che abbiamo rivestito con diverse sostanze chimiche, abbiamo osservato che gli effetti sui modelli cellulari esaminati erano molto più marcati con quella combinazione rispetto a quanto osservato con la nanoplastica o la sostanza chimica da sole. Pertanto le particelle di plastica, in effetti, fungono da cavallo di Troia per trasportare la sostanza chimica.
00:27:19:23 - 00:27:25:24
Abigail Acton
La combinazione si è quindi rivelata molto più potente di ciascuno dei due componenti presi singolarmente. Avete osservato qualche effetto sul microbioma intestinale?
00:27:26:00 - 00:27:45:01
Mark Morrison
Sì. È cambiato il modo in cui il microbioma intestinale metabolizza gli alimenti. Ciò significa che le persone con disturbi digestivi, essendo esposte alla plastica, potrebbero subire effetti a lungo termine sul proprio microbioma intestinale e sulla propria capacità di digerire.
00:27:45:02 - 00:27:52:10
Abigail Acton
Grazie. Affascinante. Ok. Qualcuno ha osservazioni da fare a Mark? Sì. Luca, cosa vorrebbe chiedere?
00:27:52:12 - 00:28:13:24
Luca Nizzetto
Sì. Grazie. La mia ricerca si svolge nel contesto del settore agroalimentare. E per me, qui c’è un punto di discussione interessante. L’asse intestino-cervello è un complesso sistema multiorganico del nostro corpo che collega l’intestino, il suo microbiota, il sistema immunitario e il cervello, e l’intestino è anche una delle principali vie di ingresso per le micro e nanoplastiche.
00:28:14:00 - 00:28:29:17
Luca Nizzetto
Questo apre alla possibilità che l’esposizione a livello intestinale possa avere effetti indiretti che si estendono oltre l’intestino, giusto? Influenzando le funzioni immunitarie e cerebrali. Esistono prove di tali effetti sistemici indiretti?
00:28:29:19 - 00:28:55:23
Mark Morrison
Sì. Vediamo che le micro e nanoplastiche vengono assorbite dalle cellule immunitarie che circondano l’intestino e che avviene un trasferimento verso diversi sistemi dell’organismo. Non ci siamo spinti fino ad analizzare la barriera emato-encefalica e il modo in cui le micro o nanoplastiche possano attraversarla, ma questo è sicuramente un filone di ricerca che varrebbe la pena approfondire in futuro.
00:28:56:00 - 00:29:15:13
Mark Morrison
E certamente è un aspetto su cui, nell’ambito dei progetti CUSP, abbiamo collaborato in modo molto efficace, valutando cosa si dovrebbe fare per colmare le lacune conoscitive menzionate anche da Alba. Poi abbiamo definito una tabella di marcia che, a nostro avviso, la Commissione europea dovrebbe seguire per colmare queste lacune.
00:29:15:14 - 00:29:34:09
Abigail Acton
Un ottimo tema con cui concludere queste interviste. E mi dà l’occasione per ringraziarvi sinceramente per l’importantissimo lavoro che state svolgendo. Speriamo che le vostre voci vengano ascoltate. Grazie per essere stati con noi. È stato davvero un piacere. È stato un piacere. Ma sapete cosa intendo quando lo metto tra virgolette.
00:29:34:14 - 00:29:36:22
Abigail Acton
Ok. Grazie per essere stati con noi.
00:29:37:00 - 00:29:38:03
Luca Nizzetto
Grazie mille.
00:29:38:03 - 00:29:39:16
Alba Hernández Bonilla
Grazie. Grazie mille.
00:29:39:17 - 00:29:43:00
Mark Morrison
Grazie. Abigail, Luca e Alba. Buona giornata.
00:29:43:03 - 00:29:46:01
Interlocutore 5
00:29:46:03 - 00:30:20:12
Abigail Acton
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00:30:20:14 - 00:30:40:10
Abigail Acton
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Quante particelle di plastica ci sono intorno a noi e quali effetti hanno sul nostro corpo e sull’ambiente?
L’usura degli pneumatici, la decomposizione dei tessuti, la plastica usata in agricoltura o i rifiuti abbandonati: sono solo alcuni esempi dei tanti modi in cui la plastica si insinua nell’ambiente, finendo nell’acqua potabile, nell’aria e nella catena alimentare attraverso il suolo. La presenza di microplastiche nell’oceano è stata ampiamente studiata negli ultimi decenni, ma solo di recente l’esistenza di microplastiche nel suolo è diventata un argomento di ricerca importante. E tali ricerche stanno dimostrando che le piante subiscono alterazioni a causa dell’esposizione: infatti sono state registrate risposte fisiologiche significative nelle piante in seguito all’esposizione alle microplastiche. Quale impatto ha tutto ciò sulla nostra salute? Nonostante i recenti sforzi per valutare il rischio per le persone associato alle micro(nano)plastiche, non ne sappiamo ancora abbastanza. Una delle ragioni è la mancanza di metodi affidabili e convalidati in grado di generare i dati scientifici di cui abbiamo bisogno. I nostri ospiti di oggi, il cui lavoro è stato sostenuto dai finanziamenti dell’UE per la ricerca e l’innovazione, possono aiutarci a comprendere meglio cosa sta succedendo. Luca Nizzetto(si apre in una nuova finestra), è capo ricercatore dell’Istituto norvegese per la ricerca sulle acque(si apre in una nuova finestra) di Oslo. Ha coordinato ricerche internazionali pionieristiche sull’inquinamento da plastica negli ecosistemi agricoli, che hanno dimostrato la presenza diffusa di microplastiche e il loro impatto sulla fertilità del suolo e sulle colture. Ha coordinato il progetto PAPILLONS. Alba Hernández Bonilla(si apre in una nuova finestra) è docente di Genetica e responsabile del Gruppo di mutagenesi(si apre in una nuova finestra) presso l’Università Autonoma di Barcellona(si apre in una nuova finestra). È particolarmente interessata al modo in cui gli agenti contaminanti emergenti possano avere effetti a lungo termine sulla salute umana, un tema che ha approfondito nell’ambito del progetto PLASTICHEAL. Mark Morrison(si apre in una nuova finestra), che ha coordinato il progetto PlasticsFatE, è consulente senior presso Optimat(si apre in una nuova finestra), a Glasgow e si occupa in particolare di come usare gli organismi viventi per sviluppare nuovi processi sostenibili.
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