I bioreattori per la rigenerazione ossea con autotrapianti
L'ingegnerizzazione del tessuto osseo è un campo relativamente nuovo che trae il suo fondamento dalle difficoltà che si affrontano quando si ripristina la funzione ossea con modalità convenzionali. Tra i trattamenti più utilizzati in passato rientra l'impiego di autotrapianti, ovvero trapianti dallo stesso paziente. Tuttavia, la procedura imponeva due interventi chirurgici, aumentando rischi e complicazioni. La rigenerazione attraverso l'impiego di materiali di impianto artificiale è particolarmente promettente ma è incorsa in numerosi ostacoli nella transizione dal laboratorio alla pratica clinica. Tra i principali impedimenti, si possono citare i costi elevati, la non riproducibilità dovuta a standard inadeguati e le difficoltà tecniche inerenti al trasferimento di tessuto dalle "fabbriche delle cellule" agli ospedali. Alcuni ricercatori europei si sono proposti di combinare insieme i concetti di "fabbrica delle cellule" e di autotrapianto nell'ambito di unità di produzione ospedaliere automatizzate, avvalendosi del finanziamento del progetto Autobone. Gli scienziati hanno sviluppato bioreattori da utilizzare negli ospedali stessi. I reattori hanno attivato strutture (scaffold) porose appositamente progettate, servendosi di cellule staminali del midollo osseo del paziente, al fine di produrre materiale osseo quasi autologo. I prototipi sono stati convalidati su grandi modelli animali. La commercializzazione dei reattori Autobone potrebbe incidere notevolmente sulla qualità di vita dei pazienti e sui costi sanitari. Inoltre, l'estensione alla rigenerazione di altri tipi di tessuti presenta entusiasmanti prospettive per il ripristino di funzioni per migliaia di casi in futuro.