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Rivista Research*eu

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Le nuove sinergie dello shopping: commercio elettronico o acquisti tradizionali?

Una giornata di shopping è il passatempo preferito di molti, come dedotto in modo così eloquente dal personaggio di fantasia che citiamo questo mese. La percezione dello shopping come attività di svago nacque in realtà solo negli anni ’80 e ’90, quando il tempo libero e il reddito disponibile aumentarono rapidamente a seguito di un boom economico accompagnato da un ampio flusso di credito, che definì quell’epoca. La spesa dei consumatori è diventata una componente estremamente importante da analizzare quando si misurano lo stato generale di un’economia e le prospettive future.

«Lo shopping è il mio esercizio fisico» - Carrie Bradshaw, «Sex and the City»

Nel corso degli ultimi anni sono tuttavia cresciuti i timori riguardo lo stato di salute e la futura sostenibilità dei negozi «bricks and mortar», siano essi situati nel centro cittadino o fuori città. Questa espressione inglese, che significa «malta e mattoni» e denota un’attività di tipo tradizionale, ha preso a essere utilizzata in modo diffuso solo da quando il commercio elettronico ha iniziato a registrare una rapida crescita, nei primi anni 2000. L’ascesa dell’e-commerce è ritenuta da molti un’eccezionale comodità, dato che consente di effettuare acquisti a piacimento senza rinunciare al comfort della propria casa. Per altri, tuttavia, essa rappresenta una scure che si abbatte sui negozi tradizionali fisici (sia indipendenti, sia famose catene nazionali) e, di conseguenza, sulle più ampie economie locali e urbane che ne dipendono. In Europa, il commercio elettronico è incrementato enormemente negli ultimi anni e alcuni dei mercati di e-commerce più sofisticati al mondo si trovano nell’UE-27, come ad esempio in Francia e nei Paesi Bassi. In effetti, secondo i dati relativi alle indagini svolte a livello individuale e familiare raccolti all’inizio del 2020 e presentati da Eurostat nel gennaio del 2021, 7 utenti di Internet su 10 che hanno navigato nei 12 mesi precedenti hanno effettuato acquisti online nello stesso periodo. L’indagine ha inoltre dimostrato che gli acquirenti online più regolari ed entusiasti sono stati gli intervistati più giovani. L’effetto COVID ha anche giocato un ruolo importante nelle fortune dell’e-commerce nell’ultimo anno, poiché molte persone si sono rivolte agli ordini online a causa della chiusura dei negozi fisici. Secondo un recente rapporto di Ecommerce Europe, tuttavia, l’impatto del virus sull’e-commerce è più articolato di quanto sembri a prima vista. L’ultimo rapporto di indagine pubblicato dall’associazione nel gennaio 2021 sostiene che mentre molti settori hanno registrato forti vendite online, altri (quali i rivenditori di viaggi online e la vendita di biglietti) hanno registrato riduzioni significative. Ciononostante, l’aspettativa generale è che la COVID-19 si tradurrà in un enorme e permanente balzo in avanti per l’e-commerce che altrimenti, senza la pandemia, avrebbe potuto richiedere altri 5-10 anni. Partendo da questi presupposti, esiste un futuro per i negozi tradizionali o essi sono destinati a essere annientati dall’inarrestabile forza del commercio elettronico nel panorama post-COVID? Nel tentativo di fare chiarezza in tal senso, i contenuti speciali della rivista Research*eu espongono sette progetti finanziati dall’UE, alcuni dei quali hanno concentrato la propria attenzione su ciò che potrebbe essere considerato il punto di vista del commercio elettronico, mentre altri su quello dei negozi tradizionali. Come accade per così tante circostanze, le tecnologie innovative sembrano essere la chiave di volta. Dall’utilizzo dei robot e altre soluzioni tecnologiche digitali nei centri commerciali e supermercati al coperto per migliorare l’esperienza dei clienti (e invogliarli pertanto a visitarli) a nuovi strumenti volti a semplificare ulteriormente l’esperienza del commercio elettronico, forse la domanda che abbiamo posto all’inizio di questa pagina (ovvero, commercio elettronico o acquisti tradizionali?) non è così a senso unico come si sarebbe potuto pensare inizialmente. Forse non si tratta di un semplice gioco a somma zero o di una scelta che escluda l’altra; in realtà, nel mondo post-COVID c’è spazio sufficiente affinché entrambe le modalità si difendano da sole e si integrino a vicenda. Naturalmente, solo il tempo potrà dirlo. Infine, probabilmente avrete notato che la rivista Research*eu è giunta alla sua 100ª edizione. Siamo felici di aver conquistato questo traguardo e, per festeggiare, abbiamo redatto un articolo speciale che offre uno sguardo all’evoluzione di Research*eu negli ultimi dieci anni, alle sue radici e ad alcuni dei risultati di cui andiamo più orgogliosi. Vi invitiamo inoltre a dare un’occhiata alla cartolina celebrativa inclusa con le copie cartacee della rivista numero 100 inviate agli abbonati. La cartolina vuole evidenziare e mettere in risalto le persone che rendono possibile l’esistenza di Research*eu: si tratta ovviamente dei nostri uomini e donne impegnati nell’ambito della ricerca, della scienza e dell’imprenditoria, beneficiari di sovvenzioni dell’UE, che lavorano instancabilmente per ampliare la conoscenza e le innovazioni umane, con l’obiettivo di rendere l’Europa (e il mondo) un posto migliore. Saremo lieti di ricevere le vostre opinioni. Potete inviare domande o suggerimenti a: editorial@cordis.europa.eu.

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